Maria Rosaria Renzi - La Mimosa di Adelmo - Rieti - Roma
Non tutte le ricette si trovano nei libri. Alcune vivono nelle mani, nei gesti, nei ricordi. Come la mimosa di Adelmo Renzi, nata in un ristorante di provincia e diventata, senza saperlo, un’icona della pasticceria italiana.
Ogni mattina, a Rieti, la città si sveglia lentamente. Ma in piazza Oberdan, dentro la Torteria La Mimosa di Adelmo, c’è già chi lavora in silenzio da ore.
Le mani si muovono sicure: rompono le uova una a una, montano la panna fresca, pesano la farina. Non serve guardare l’orologio: il tempo, qui, si misura in gesti.
A guidare il laboratorio sono tre sorelle: Paola, Alessandra e Maria Rosaria Renzi.
È Paola, in camice bianco, a dare forma alla torta che ha segnato un’epoca. La mimosa originale.
Nata negli anni Sessanta nel ristorante di famiglia, la torta mimosa ha attraversato generazioni, stagioni, città. Sempre fedele a sé stessa.
L’ha creata Adelmo Renzi, padre delle tre sorelle, cuoco e ristoratore con lo sguardo avanti.
Nel 1962, Adelmo portò la sua torta a un concorso di pasticceria a Sanremo e la battezzò “Mimosa” in onore della Città dei Fiori.
All’epoca non si parlava ancora dell’8 marzo, ma fu l’aspetto del dolce – giallo brillante, ricoperto di briciole che ricordano il fiore simbolo della festa della donna – a sigillare un legame destinato a durare.
Da allora, la mimosa divenne un successo. Copiata, reinventata, replicata in mille versioni.
Ma la ricetta originale non è mai stata scritta. È rimasta un sapere orale, tramandato da padre a figlia, da mano a mano.
«Il segreto? A dire il vero, non c’è», racconta Maria Rosaria Renzi, oggi responsabile dell’accoglienza e dell’organizzazione della torteria.
«La torta viene fatta fresca ogni giorno. Usiamo solo materie prime vere: uova intere, panna fresca, latte intero, farina del Molino Quaglia. Né conservanti, né preparati. Tutto come faceva papà.»
Nel laboratorio, il lavoro scorre in silenzio. C’è chi pesa, chi mescola, chi decora.
Il pan di Spagna viene tagliato a cubetti, la crema stesa con delicatezza, la farcia arricchita con frutta fresca o sciroppata.
Il liquore – marsala, maraschino o Grand Marnier – bagna leggermente il pan di Spagna.
Poi arriva la parte finale: la copertura gialla, fatta di pezzetti soffici sbriciolati, che trasforma il dolce in una mimosa.
Il fiore. Il simbolo. L’icona.
Ma non è solo una questione di estetica. La mimosa è una torta della memoria.
«I clienti entrano e dicono: “È proprio quella che mangiavo da bambino”», continua Maria Rosaria.
«C’è chi la ricorda dal ristorante di papà, chi l’ha scoperta negli anni Settanta, salendo al Terminillo nel weekend.
La mimosa era parte del viaggio: cena a Rieti, torta, poi la salita in montagna.»
Nel 2018, le sorelle Renzi hanno deciso di riaprire una torteria con il nome di famiglia.
Un atto di cura e responsabilità verso una tradizione che rischiava di svanire.
E nel 2022, hanno inaugurato anche un punto vendita a Roma, dove ogni giorno arrivano storie e ricordi da ogni quartiere della capitale.
Nel frattempo, la pasticceria italiana si è evoluta: si è arricchita, si è sofisticata, si è trasformata.
Grandi maestri come Iginio Massari, Antonino Cannavacciuolo, Gino Fabbri, Sal De Riso hanno reinterpretato la mimosa secondo il proprio stile.
Ma a Rieti, quella torta è rimasta immutata. Come una liturgia laica che si ripete con rigore e delicatezza.
Nel 2022, Adelmo Renzi è stato insignito del titolo di Commendatore della Repubblica dal Presidente Sergio Mattarella.
Un riconoscimento che ha celebrato non solo il creatore di un dolce, ma il simbolo di una filosofia: quella del lavoro ben fatto, del rispetto per le persone, della qualità quotidiana.
Un anno dopo, nel dicembre del 2023, Adelmo si è spento, a 93 anni.
Ma la sua torta è ancora lì, dietro il banco. Ogni giorno.
Non come reliquia, ma come gesto vivo.
La sua freschezza, la sua semplicità, la sua onestà continuano a sorprendere. E a emozionare.
«Oggi il mondo torna a parlare di ingredienti veri, di ritorno alla terra, di filiera trasparente», dice Maria Rosaria.
«Ma papà lo faceva già negli anni Sessanta. La sua mimosa era avanti allora, ed è attuale oggi.»
Ci sono dolci che passano.
E poi c’è la mimosa: resta.
E racconta l’Italia con il linguaggio più sincero che ci sia: quello delle cose fatte a mano, ogni giorno, per chi ha ancora voglia di assaporare la verità.
(ndr) Libera rielaborazione dei testi originariamente contenuti nella seguente fonte:
PETRA srl - via Roma 49 - 35040 Vighizzolo d'Este (PD) Italia IT03968430284
PETRA srl - Vighizzolo d'Este (PD) IT03968430284