INTERVISTA ADOTTANTI PIEMONTE E LOMBARDIA
Da frutticoltore a coltivatore di grani evolutivi. È il percorso intrapreso da Graziano Giacosa, agricoltore biologico di Savigliano, che ha deciso di mettersi in gioco aderendo al progetto “Adotta un Raccolto di Petra Evolutiva”.
«Non mi aspettavo di rompere il ghiaccio, ma ci provo», esordisce con modestia Giacosa nel podcast coordinato da Luca Giannino, voce e motore del progetto. Abituato più a parlare tra i filari che al microfono, l’agricoltore racconta la sua storia con semplicità e concretezza.
La sua azienda, condotta in passato dal padre, ha attraversato diverse trasformazioni: da zootecnica a frutticola, fino alla conversione totale al biologico circa 25 anni fa. «È sempre stata un’azienda attenta all’ambiente. Da anni lavoriamo con produzioni a residuo zero, soprattutto per il baby food», spiega.
La svolta arriva due anni fa, quando, terminato il ciclo produttivo di alcuni frutteti, Giacosa incontra il progetto Petra Evolutiva grazie allo chef Massimiliano Prete, primo “adottante” della farina evolutiva.
«Mi ha convinto l’idea di una vera filiera, dove sai già da chi verrà lavorato e acquistato il tuo prodotto. In ambito frutticolo è raro trovare una connessione così diretta tra chi produce e chi trasforma», racconta.
L’esperienza con il grano evolutivo — un miscuglio di varietà diverse pensato per adattarsi ai cambiamenti climatici e ai terreni locali — è stata una novità assoluta per lui.
«Avevo coltivato solo grano convenzionale, tutto uguale, perfetto. Questo invece è un campo vivo: spighe alte e basse, colori diversi. In biologico non si cerca la perfezione, ma la resilienza, e questo grano si è difeso bene», sottolinea.
Il raccolto dell’anno scorso è stato soddisfacente, nonostante qualche difficoltà dovuta all’“allettamento”, un fenomeno tipico nei campi di cereali. Il grano è stato poi trasformato in farina, e quest’anno è stato riseminato.
«L’appezzamento è cambiato, per via delle rotazioni colturali, ma lo spirito è lo stesso», precisa Giacosa, che abita a pochi passi dal suo campo e si gode il panorama dei monti ogni mattina.
Per Luca Giannino, la partecipazione di agricoltori come Graziano è il cuore del progetto.
«Serve fare rete per affrontare insieme le sfide. La biodiversità, il biologico, la filiera trasparente sono armi preziose, soprattutto in tempi incerti», conclude.
E mentre il cielo — unico “ombrello” di chi lavora la terra — continua a dettare le regole, a Savigliano cresce una nuova consapevolezza: coltivare diversamente si può. E si deve.
(ndr) Libera rielaborazione dei testi originariamente contenuti nella seguente fonte:
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