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come e dove Petra diventa cibo

Corrado Assenza: non sprechiamo questo tempo, riflettiamo sul futuro ora


Il patron di Caffè Sicilia: nulla sarà come prima, ma abbiamo l'opportunità di rimettere al centro di tutto l'uomo e la natura

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«Fino a ieri, scendevo ogni giorno al Caffè Sicilia. Andavo a controllare i frigoriferi, a vuotare le vaschette dei deumidificatori. I prodotti freschi erano fermi, ma continuavamo a spedire torroni, marmellate, confetture. Ora è tutto bloccato per la stretta del governo. Avremmo dovuto riaprire al pubblico il 13 marzo, lo faremo con serenità quando sarà il momento».

Quali riflessioni sta facendo, Corrado Assenza?

«Non torneremo più al punto in cui stavamo poche settimane fa. Terminata la fase acuta, la quotidianità non sarà più la stessa. Ci sarà tanto da fare. Ma potremmo parlare di ricostruzione e crescita solo se iniziamo a pensarci ora. È fondamentale approfittare del tempo che non immaginavamo di avere. Ridare valore al nostro essere individui, persone pensanti e riflettenti che improvvisamente, è bizzarro, adesso vengono prima della comunità».

Perché bizzarro?

«Con la nascita delle Sardine pochi mesi fa celebravamo l’importanza sociale e politica del corpo umano e dell’aggregazione fisica, svincolata da obblighi di appartenenza a realtà politiche moribonde, come i partiti. Passano pochi mesi e celebriamo invece la necessità – politica, sociale, individuale e stavolta anche economica - dell’isolamento coatto del corpo, della sua distanza dagli altri corpi, per garantire la sopravvivenza del genere umano. Penso che siano due movimenti solo in apparente contraddizione. Perché ora è necessario rigenerare l’individuo, per poterlo poi spendere in ambito sociale. Per tornare dall'io al noi, alla comunità che dovrà ridefinire profondamente società e mestieri».

Quali prospettive per il vostro mestiere?

«Penso che la grande industria dovrà muoversi sempre più nella direzione del piccolo artigianato. Dovremo de-industrializzare progressivamente la produzione verso la scala locale. Le materie prime fresche non dovranno subire troppi spostamenti. Occorrerà rimettere al centro il benessere sociale di chi lavora, non più la logica del profitto. Rispettare, come mai abbiamo fatto prima, la natura. La quale ci concede sempre opportunità insperate, vedi l’acqua di Venezia di questi giorni, tornata limpida dopo le tonnellate di schifezze che abbiamo sversato. La ricostruzione partirà dalla persona, sempre più lontana dalla megalopoli e sempre più prossima alla natura. È l’unica via che vedo per ridistribuire più equamente il benessere».

Cosa intende?

«Negli ultimi decenni la finanza ha fatto crescere una ricchezza subdola, che si è concentrata nelle mani di pochi. Occorrerà abbassare il livello di ricchezza e sforzarsi di distribuirla a più persone. Le filiere produttive dovranno andare verso una distribuzione più equa. Dovranno accorciarsi, localizzarsi, sviluppare tecnologie che diano priorità alla salvaguardia dell’ambiente. In tutto questo diventerà fondamentale l’educazione».

I giovani.

«Intanto, ci sarà sempre più bisogno di maestri che dettino l’esempio. Ricordo un aneddoto di Carlo Cracco. ‘A vent’anni’, spiegò, ‘eravamo come in una grande piazza, con tante strade che uscivano e non sapevamo dove portassero. Ci indirizzarono Gualtiero Marchesi e Aimo Moroni, col racconto delle loro esperienze, la loro visione della società. Senza quell’esempio, saremmo ancora in quella piazza’. I maestri sono custodi della memoria, il perno che deve far girare il futuro».

Basterà?

«No. I ventenni di oggi saranno chiamati a conoscere e approfondire ambiti che devono andare molto oltre la saggezza gastronomica o alimentare; non potranno più permettersi di essere semplici addetti alla preparazione dei piatti. Il cibo dovrà diventare lubrificante e moltiplicatore di pensieri altri. La cucina non potrà più bastare a se stessa. Occorre fare tutti un passo oltre. Lo ha spiegato magistralmente l’altro giorno Stefano Massini nella trasmissione "Piazza Pulita", citando le parole di Luigi Pirandello: ‘Dobbiamo fare una promessa: quando ne usciremo, vivi, faremo di tutto per vivere, non come prima, ma più di prima’».


Gabriele Zanatta
fonte: https://www.identitagolose.it/sito/it/98/25774/zanattamente-buono/corrado-assenza-non-sprechiamo-questo-tempo-riflettiamo-sul-futuro-ora.html


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