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Leonardo Barberio - U' Curtigliu - San Giovanni in Fiore, CS - PizzaUp 2025

ACQUA, FARINA E RADICI: IL PERCORSO DI LEONARDO BARBERIO
Nel corso del simposio PizzaUp, Leonardo Barberio ha condiviso il suo percorso professionale e umano con una sincerità che restituisce immediatamente il valore delle scelte che lo hanno riportato nella sua terra. La sua testimonianza attraversa luoghi, mestieri e legami familiari, mostrando come un intero cammino lavorativo possa crescere dall’incontro tra esperienza, ricordi e il desiderio di dare valore al territorio in cui si sceglie di restare.
Il ristorante nasce da un’idea insolita: l’acquisto di cinque piccole case, un tempo abitate da famiglie del paese.

«Praticamente ho acquistato cinque case piccoline», spiega. «Le ho acquistate tutte e cinque e ho creato il ristorante. Nel 1600 era un palazzo dei monaci, perché siamo proprio di fronte all’abbazia».

Il nome, U’ Curtigliu, significa “corte”, un richiamo diretto alle sue origini florensi: «All’epoca era la corte dell’abbazia dei monaci».

Una Calabria di montagna che sorprende

La sua è una Calabria particolare, fatta di altitudine e contrasti.

«In mezz’oretta sono al mare, in 15 minuti sono a 2.000 metri», racconta. È un paese di 28.000 abitanti dove, dice, «grazie a Dio si sta bene».


Dopo anni di lavoro in giro per l’Italia e all’estero, tornare è stato naturale: «Ho voluto ritornare alle mie radici».

Leonardo parla con entusiasmo della sua relazione con Petra: «Conoscevo Petra da anni. Sono felice di utilizzare i suoi prodotti, veramente validi».

Le farine gli permettono di esprimere ciò che ama fare: «Produco panettoni, padellino, pane… mi piace un sacco. Mi sfogo».


Oggi può contare anche su persone preparate che lo affiancano, tra cui il collega Antonio Biafora: «Anche lui usa Petra. Purtroppo la Calabria ancora non ci crede molto al mondo della farina: c’è molta superficialità. Io però insisto».

La Sila come identità

Il rapporto con il territorio emerge con forza nel suo racconto.

«Per me la Sila è anima, perché ci sono nato», dice. Da bambino il padre lo portava a Lorica: «A 20 minuti da casa, in alta montagna, a sciare. Mi faceva fare scuola sci».


Da quei momenti nasce il suo amore per la montagna, confermato anche dalle stagioni lavorate in Trentino. Un legame che oggi trasmette anche a suo figlio: «Ha quattro anni e mezzo e l’ho portato anche in Trentino».

Una passione ereditata

La vocazione per la cucina arriva da lontano.

«Andavo dalla nonna: me l’ha trasmessa lei, perché la vedevo cucinare. Mi faceva fare tutte le conserve».

La scuola alberghiera di Soverato ha poi dato struttura a quella passione.


«È stata una sfida con me stesso: dopo tutti questi anni fuori, tra stagioni e studi, volevo radicarmi dove sono nato e restituire parte di quello che questa terra mi ha dato».


Il locale è aperto da quattro anni e, racconta, «grazie a Dio è in crescita».

Acqua, farina e orto: un lavoro che parte dalla terra

La sua cucina nasce dalle basi.

«Io parto dalla pasta fresca, perché la facevano la mia nonna e la mia mamma. Parto dal pane vivo, acqua e farina. Poi dal lievito madre».

Il ristorante si fonda sulla tradizione del prodotto artigianale, che lui sente ancora vivo grazie al contatto diretto con la terra: «Ho l’orticello: mi raccolgo la verdura e la trasformo nel ristorante, finché si può».

Quando possibile, il lavoro parte da ingredienti del territorio: «Andare in Sila e cercare i prodotti del posto… come le patate, che sono numero uno».

Il valore del confronto

Per Leonardo, una delle ricchezze maggiori del rapporto con Petra è lo scambio professionale.

«Fortunatamente abbiamo l’azienda Petra che ci dà la possibilità di confrontarci, fare dibattiti, organizzare».


Un confronto che aiuta a crescere: «Uno la pensa in un modo, uno utilizza il prodotto in un’altra maniera… magari sbagliando. Ti confronti e lo fai meglio».

07/12/2025 | autore/autrice:: redazione

(ndr) Testo rielaborato da trascrizione originale. Fonte:

videointervista a PizzaUp 2025

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