Una Calabria di montagna che sorprende
La sua è una Calabria particolare, fatta di altitudine e contrasti.
«In mezz’oretta sono al mare, in 15 minuti sono a 2.000 metri», racconta. È un paese di 28.000 abitanti dove, dice, «grazie a Dio si sta bene».
Dopo anni di lavoro in giro per l’Italia e all’estero, tornare è stato naturale: «Ho voluto ritornare alle mie radici».
Leonardo parla con entusiasmo della sua relazione con Petra: «Conoscevo Petra da anni. Sono felice di utilizzare i suoi prodotti, veramente validi».
Le farine gli permettono di esprimere ciò che ama fare: «Produco panettoni, padellino, pane… mi piace un sacco. Mi sfogo».
Oggi può contare anche su persone preparate che lo affiancano, tra cui il collega Antonio Biafora: «Anche lui usa Petra. Purtroppo la Calabria ancora non ci crede molto al mondo della farina: c’è molta superficialità. Io però insisto».
La Sila come identità
Il rapporto con il territorio emerge con forza nel suo racconto.
«Per me la Sila è anima, perché ci sono nato», dice. Da bambino il padre lo portava a Lorica: «A 20 minuti da casa, in alta montagna, a sciare. Mi faceva fare scuola sci».
Da quei momenti nasce il suo amore per la montagna, confermato anche dalle stagioni lavorate in Trentino. Un legame che oggi trasmette anche a suo figlio: «Ha quattro anni e mezzo e l’ho portato anche in Trentino».
Una passione ereditata
La vocazione per la cucina arriva da lontano.
«Andavo dalla nonna: me l’ha trasmessa lei, perché la vedevo cucinare. Mi faceva fare tutte le conserve».
La scuola alberghiera di Soverato ha poi dato struttura a quella passione.
«È stata una sfida con me stesso: dopo tutti questi anni fuori, tra stagioni e studi, volevo radicarmi dove sono nato e restituire parte di quello che questa terra mi ha dato».
Il locale è aperto da quattro anni e, racconta, «grazie a Dio è in crescita».
Acqua, farina e orto: un lavoro che parte dalla terra
La sua cucina nasce dalle basi.
«Io parto dalla pasta fresca, perché la facevano la mia nonna e la mia mamma. Parto dal pane vivo, acqua e farina. Poi dal lievito madre».
Il ristorante si fonda sulla tradizione del prodotto artigianale, che lui sente ancora vivo grazie al contatto diretto con la terra: «Ho l’orticello: mi raccolgo la verdura e la trasformo nel ristorante, finché si può».
Quando possibile, il lavoro parte da ingredienti del territorio: «Andare in Sila e cercare i prodotti del posto… come le patate, che sono numero uno».
Il valore del confronto
Per Leonardo, una delle ricchezze maggiori del rapporto con Petra è lo scambio professionale.
«Fortunatamente abbiamo l’azienda Petra che ci dà la possibilità di confrontarci, fare dibattiti, organizzare».
Un confronto che aiuta a crescere: «Uno la pensa in un modo, uno utilizza il prodotto in un’altra maniera… magari sbagliando. Ti confronti e lo fai meglio».