"Sono arrivato da bambino, in quinta elementare. Papà ci portò al Nord per lavoro, e Parma è diventata la mia casa: è qui che sono cresciuto e ho messo radici".
E proprio qui hai scoperto la pizza.
"A tredici anni ho iniziato a lavorare in pizzeria: all’inizio era un modo per guadagnare qualcosa, ma presto è diventato molto di più. Non ho potuto studiare tanto, ma ho imparato da solo: libri, prove infinite, errori e tentativi. La pizza è stata la mia scuola di vita".
Quando è nato il tuo legame con il Settimo?
"Nel 2000. Avevo appena finito il militare, mia moglie era incinta e stavamo per diventare genitori. Mi proposero di gestire questa pizzeria a Collecchio: non potevo dire di no. Da allora non me ne sono più andato".
Il Settimo è anche una famiglia allargata, fatta di giovani.
"Sì, e ne sono orgoglioso. L’età media della brigata è vent’anni: ci sono mio figlio, mio nipote e tanti ragazzi pieni di entusiasmo. Io, con i miei 42 anni, sono il più anziano! Credo nei giovani: basta dar loro fiducia e un po’ di guida".
Com’è il tuo locale?
"Un grande abbraccio. Dentro 120 coperti, fuori fino a 350, in un giardino che d’estate si riempie di voci. Durante il Covid ci siamo reinventati: prima non facevamo quasi asporto, oggi invece è un pilastro, grazie anche al sostegno dei clienti".
La tua pizza ha una firma speciale. Raccontacela.
"Non parte dal pomodoro, ma dal fiordilatte: solo dopo aggiungo il pomodoro. Così resta più croccante e leggera. All’inizio qualcuno pensava fosse una dimenticanza, oggi è il nostro segno distintivo. Ho educato il palato della mia clientela, e ne sono fiero".
Qual è la pizza che ti rappresenta di più?
"Quella che ho portato al Mondiale della Pizza di Parma, dove siamo arrivati 27esimi. Ho raccontato il territorio: crudo di 36 mesi, parmigiano stagionato 101 mesi, tortelli d’erbetta reinterpretati come ripieno e persino una marmellata di lambrusco. In quella pizza c’era tutta Parma".
E oltre alla pizza?
"Gli hamburger vanno fortissimo, ma sempre con la stessa regola: niente prodotti comprati, tutto fatto in casa. La farina Petra, le mani, la cura dei dettagli: sono questi gli ingredienti che fanno la differenza".
In tre parole, cos’è per te Al Settimo?
"Famiglia, impegno, futuro".