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Natale Laganà - Panificio Laganà - Messina - Sigep 2024 -Foto da pagina FB Panificio Laganà

ALLE PORTE DELLA SICILIA: IL PANE SECONDO NATALE LAGANA'
In Sicilia, il pane non è soltanto alimento: è un modo di stare nel mondo, di costruire legami, di restituire identità a un territorio. A Messina, Natale Laganà ha trovato nel suo forno la misura di tutto questo. Oggi il suo laboratorio, Laganà 1968, intreccia memoria e sguardo contemporaneo: una bottega che ha saputo attraversare il tempo mantenendo intatta la propria autenticità, a partire da un gesto semplice — impastare ogni giorno ciò che si è.



Un forno affacciato sullo Stretto

Appena si scende dal traghetto, il profumo del pane arriva prima ancora di vedere l’insegna.
È quello di Laganà 1968, il laboratorio di Natale Laganà, che porta avanti l’attività fondata dal padre nel 1968.

«Mio padre nasce panificatore — racconta Natale — all’epoca si iniziava portando il pane in giro, poi aprì un forno tutto suo. Da allora siamo sempre qui, sulla via Garibaldi, a pochi metri dallo Stretto.»

Cresciuto tra farina e forno

Laganà è letteralmente cresciuto tra pale e impasti.


«Abbiamo vissuto la nostra infanzia dentro il panificio. C’era una macelleria accanto e spesso cucinavamo la carne nel forno. Non c’era tempo di andare a casa, ma per noi era normale. È parte del mio modo di vedere il lavoro: con le mani, ogni giorno.»

Quello spirito è rimasto, anche se il laboratorio ha cambiato pelle.

Una scelta consapevole

Dopo gli studi da perito elettrotecnico, Natale sceglie di tornare in forno.


«Mio padre mi chiese soltanto: “Cosa vuoi fare?”. È stata una decisione mia, non un’imposizione. Ed è per questo che, ancora oggi, lo vivo con piacere.»

Nel 2018, con la ristrutturazione del laboratorio, arriva anche un nuovo nome: Laganà 1968 – Artigiani del sapore.


«Ho voluto inserire l’anno per dare continuità alla nostra storia e togliere la parola “panificio”, perché quello che facciamo è più ampio. Produciamo tutto noi, dal cornetto alle focacce, dai rustici ai piatti pronti. Nulla entra già fatto.»

Dalla mattina alla sera

Le porte del laboratorio si aprono alle sette e si chiudono alle ventidue. In mezzo, una giornata intera di preparazioni: colazioni, pause pranzo, merende e aperitivi.


«Abbracciamo tutta la giornata — spiega Laganà — dal caffè del mattino alla focaccia della sera.»

E proprio la focaccia messinese è il simbolo della casa: un impasto con strutto, formaggio tuma, scarola, acciughe sotto sale e pomodoro.
Semplice, riconoscibile, identitario.

Accanto a lei, un altro classico locale: il pidone messinese, un calzone fritto senza lievito, con vino bianco nell’impasto e un ripieno di tuma, scarola e acciughe.


«È una specie di focaccia al contrario, tutta chiusa dentro — dice sorridendo — e leggera grazie alla sfoglia sottile.»

Un laboratorio che evolve

Negli anni Laganà ha trasformato il suo forno in un punto di riferimento per la città.
Non più solo pane, ma un’offerta che segue i ritmi delle persone e delle stagioni.


«Non siamo commercianti: tutto ciò che esce da qui è frutto del nostro lavoro. È il modo che conosco per dare valore a quello che faccio.»

Il grano che racconta una terra

Da qualche anno Laganà partecipa al progetto “Adotta un Raccolto”, dedicato alla coltivazione del grano evolutivo e a una filiera agricola condivisa.


«Ho aderito per un motivo semplice: voglio dare dignità a chi lavora nei campi.
Oggi si guarda solo ai numeri, ma dietro c’è chi semina, cura, raccoglie. Questo progetto mette insieme persone e territori.»

Nel laboratorio, la farina evolutiva viene usata anche per i dolci:
«Nella frolla utilizziamo una miscela con il 50% di farina evolutiva. È una farina versatile e coerente con il nostro modo di lavorare: concreta, pulita, rispettosa della terra.»

Un ponte tra Nord e Sud

Adotta un Raccolto unisce la rete Simenza di Giuseppe Li Rosi, in Sicilia, ai Mugnai Quaglia, in Veneto: due estremi d’Italia legati da una stessa visione.


«È bello vedere che da un campo di grano può nascere un legame tra mondi diversi — racconta Laganà —. Nel punto vendita ho esposto il primo sacco di farina che abbiamo firmato al mulino: chi entra lo nota, chiede, e si ferma a parlarne. È il modo migliore per spiegare cosa facciamo.»

Messina, 1968–oggi

Chi arriva a Messina e si ferma in via Garibaldi riconosce subito quel profumo di pane appena sfornato.
È il segno di una storia che continua a camminare, di un mestiere che cambia forma restando fedele a sé stesso.
Laganà 1968 – Artigiani del sapore.
Un nome che racconta un luogo, una famiglia e un modo di fare le cose, giorno dopo giorno.

08/09/2025 | autore/autrice:: redazione

(ndr) Testo rielaborato da trascrizione originale. Fonte:

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