, una luce che parla di mare e radici. Nata da genitori campani – mamma casertana e papà napoletano – è cresciuta a Praia a Mare, in Calabria, dove la famiglia aveva scelto di vivere a contatto con la natura. Un’infanzia semplice che avrebbe segnato profondamente il suo percorso umano e professionale.
Sin da ragazzina Anna si distingueva: mentre i coetanei sfogliavano fotoromanzi, lei restava incantata davanti ai libri di cucina, affascinata dalle immagini dei dolci. La passione era già scritta, anche se il destino sembrava indirizzarla altrove: studi di giurisprudenza, un futuro da avvocato. Ma la cucina continuava a chiamarla e, d’estate, lavorando come aiuto-cuoca, Anna nutriva il suo “pallino del dolce”.
Dopo il matrimonio e la maternità arrivò la svolta: la pasticceria divenne il suo centro. Frequentò corsi, studiò con costanza, affinò tecniche di lievitati, cioccolato e pasticceria moderna.
“Non volevo diventare maestra – racconta – ma essere padrona del mio mestiere.”
Nel 2008 nacque Il Giardino di Ginevra, a Casagiove, a pochi passi dalla Reggia di Caserta. Non una pasticceria tradizionale con babà e sfogliatelle, ma un luogo intimo, dove il dolce diventava esperienza e racconto. Il nome evocava la regina Ginevra e il suo rifugio fantastico con Merlino: uno spazio di pace e benessere anche solo per qualche minuto.
Con il tempo, il progetto si è ampliato grazie anche all’ingresso del figlio Antonello. Insieme hanno creato un format che unisce colazioni, caffetteria, aperitivi e cene a tema, arricchito da due prodotti simbolo: il Pan di Bufala e il Seta Nera. L’entusiasmo si incrinò con il Covid, che fermò tutto proprio mentre l’attività stava decollando. Ma la resilienza di Anna e della sua famiglia ha portato a una nuova rinascita: oggi il Giardino vive a Curti, vicino all’uscita Caserta Nord, e accoglie clienti e amici con la stessa passione.
Il Pan di Bufala è il dolce che più la rappresenta. Nato nel 2012, quando i panettoni tornavano protagonisti, è diventato simbolo identitario: al posto del burro, panna di latte di bufala; accanto alla frutta candita, pasta di limone. Profumato, versatile, capace di accompagnare anche il salato. La sua nascita fu casuale: un impasto dimenticato, gonfiato come una mongolfiera, infornato in fretta e trasformato in un capolavoro.
Altro pilastro è il Seta Nera, rosolio ottenuto dal vitigno antico Casavecchia. Anna lo ha recuperato dalla memoria familiare: ricordava suo padre e suo nonno che, a fine pasto, bruciavano pane nel vino, sprigionando un aroma intenso e dolce. Da lì l’idea di riportare alla luce una tradizione, rimodulandola con eleganza. Il nome omaggia i Borbone e il Setificio di San Leucio: “Seta” come simbolo di modernità e lavoro femminile, “Nera” per il colore amarena, profondo e seducente.
La storia di Anna Chiavazzo è una storia di radici e rinascite. Una vita segnata da cambiamenti e ripartenze, sempre con la forza di un seme che torna a fiorire. Nei suoi dolci non c’è solo tecnica, ma un intreccio di memoria, cultura ed emozioni. Perché, come lei stessa afferma, “un dolce non è mai solo zucchero e farina: è storia, territorio e cuore.”