Il cognome parla da sé: Stocco è italiano.
«Mio papà, e i suoi genitori, erano di origine veneta. Mio nonno produceva salumi e formaggi, mia nonna aveva vigneti», racconta Carla.
Durante la guerra la famiglia emigrò in Argentina, portando con sé saperi contadini e spirito artigiano. Lì ricostruirono tutto: vino, salumi, pascoli. Un mondo semplice, fatto di terra e mani, che Carla ricorda ancora nitidamente.
La madre invece non era portata per la cucina.
«Papà diceva sempre che era bravissima in tutto… tranne ai fornelli».
Per fortuna c’era la nonna Estela: donna di casa, di ricette e di pomeriggi passati a insegnare più con il cuore che con le parole.
Nonna Estela, la scintilla
Con lei Carla ha scoperto la magia della cucina. Non solo pasta fresca, ma soprattutto dolci: biscotti, flan, pan di Spagna.
«Il preferito di papà era al cocco, con ananas caramellato e ciliegie al maraschino. Un dolce strano, ma era il suo rifugio felice».
Quella passione ha continuato a bruciare anche dopo il trasferimento in Italia. Ogni compleanno diventava un banco di prova. Carla non ripeteva mai lo stesso dolce: comprava riviste, provava ricette, voleva capire perché certe cose funzionassero e altre no.
I primi bignè
Il debutto vero furono i bignè. Non proprio la scelta più facile.
«Mi incuriosiva quella pasta che in forno si gonfia da sola. Decisi di farli per mio papà».
Li riempì con crema al cioccolato, che però si stracciò. Ma non importava: «Lui era felicissimo. In quel gesto ritrovava sua mamma. Io invece ho capito che la cucina poteva tenere insieme i ricordi».
Una strada che sembrava diversa
Dopo il liceo artistico Carla scelse Lingue e Letterature straniere. Altra direzione, altre passioni.
«A 26 anni pensavo di essere in ritardo: in pasticceria si inizia a 15».
Eppure i dolci non smettevano di chiamarla. Fino alla svolta: “Se questo mi rende felice, perché non farne la mia vita?”.
Si iscrisse a un corso di pasticceria.
«Giornate intere a parlare di impasti, lievitati, chimica. Era bellissimo. Ho capito che quella era la mia strada».
L’arrivo da SeM
Quel percorso la portò all’incontro con SeM Pasticceria.
«Con Sara e Mariano c’è stata intesa immediata. Mi hanno dato fiducia e spazio per creare».
In un ambiente dove spesso i giovani devono solo eseguire, lei ha trovato ascolto.
«Non mi sento un ingranaggio, ma parte di un progetto. È la loro azienda, certo, ma sanno valorizzare chi lavora accanto a loro».
Una filosofia semplice: condividere
Per Carla la pasticceria non è solo tecnica. È un modo di stare con gli altri.
«Un dolce non è mai solo per uno. Anche una monoporzione si divide, si assaggia, si racconta».
Persino la madre, che non cucinava, oggi assaggia e critica con entusiasmo.
«Ormai è più severa di tutti: dice che, avendo una figlia pasticcera, può permettersi di giudicare».
Piccola ma ovunque
Carla ama definirsi «piccola ma ovunque». I suoi dolci viaggiano, entrano nelle case, si infilano nei momenti di festa.
«Un mio prodotto mi rappresenta. È come se un pezzettino di me fosse dappertutto».
Ed è proprio questo, per lei, la pasticceria: trasformare un ricordo in un dolce, e un dolce in un momento da vivere insieme. Con lo sguardo sempre rivolto al futuro, pronta a nuove sfide e a nuovi sapori da condividere.