Quando e come ti sei avvicinata alla panificazione con lievito madre?
«Circa un anno e mezzo fa, grazie a un’amica che mi ha detto: “Dai, è troppo bello, devi provare”. Così ho cercato su internet e ho trovato un ragazzo disponibile a darmi un po’ del suo licoli, e da lì ho iniziato.»
Cosa è successo con il tuo primo pane?
«È bastato quel primo pane, anche se costellato di difetti, a farmi innamorare di questo mondo: degli impasti, del toccare la pasta e del sentire come risponde a stimoli anche molto piccoli.»
Cosa ti affascina del lavoro con gli impasti e i lieviti?
«Il fatto che ci siano tantissime variabili: alcune possiamo controllarle, altre no, perché dipendono da organismi vivi presenti nei lieviti. E poi mi interessa molto anche la parte più chimica legata alla fermentazione e al lievito madre, che qui posso approfondire.»
Dopo quel primo approccio, come si è evoluto il tuo percorso?
«Da quel pane sono iniziate tante prove ed esperimenti, che mi hanno convinto sempre di più a intraprendere questa strada, anche se all’inizio mi sembrava qualcosa di irrealizzabile, quasi un sogno.»
Dopo la laurea avevi già le idee chiare sul tuo futuro?
«No, per niente. Per me il lavoro doveva essere qualcosa che mi riempisse la vita, ma non sapevo cosa fare. Ho mandato curriculum un po’ di qua e un po’ di là, senza una direzione precisa.»
Cosa hai trovato arrivando in Petra?
«Non avevo idea di cosa ci fosse dietro: corsi, eventi, un gruppo dedicato alla ricerca e sviluppo nella panificazione. Mi hanno presentato un mondo incredibile, che faccio fatica a descrivere. Mi sembra qualcosa di perfettamente adatto a me: lavorare nella ricerca e sviluppo, studiare, provare nuovi impasti, lavorare con lieviti e farine. Non vedo l’ora di scoprirne tutte le sfaccettature.»