Proprio qui, ai piedi della Cascata Grande,
Antonio Serpe ha scelto di dare forma al suo sogno:
Don Antò, una pizzeria che non è solo un locale, ma un punto d’incontro tra territorio, memoria e visione.
Tutto è cominciato con un food truck. Antonio cercava un luogo lontano dal caos, dove sperimentare un’idea che ancora non aveva un nome, ma che già sentiva come sua. Ha trovato questo angolo di acqua e natura, e non se n’è più andato. Negli anni, quel furgoncino è diventato un locale su quattro livelli, ricavato all’interno di un palazzo storico concesso in affitto dalla Curia. Oggi è un piccolo universo che respira insieme alla cascata, fatto di scale, montacarichi, tanto lavoro manuale e una squadra cresciuta con cura e dedizione.
“Le cose facili non ci piacciono”, dice Antonio sorridendo. E in effetti, la sua storia è tutt’altro che scontata. Non viene da una famiglia di pizzaioli, ma è nella pizza che ha trovato la sua strada. Don Antò è anche questo: una rinascita personale, che corre parallela a quella del luogo. Negli ultimi anni, infatti, l’area della cascata è stata rigenerata e valorizzata, grazie al lavoro congiunto di amministrazioni e privati che ci hanno creduto. Oggi è una vera attrazione, dove natura e accoglienza camminano fianco a fianco.
Ma cosa racconta la pizza di Don Antò? Racconta radici napoletane interpretate con uno sguardo moderno. Una pizza che evolve, ma resta fedele alla tradizione. Anche per questo, sette anni fa, Antonio ha scelto di legarsi a Petra Molino Quaglia, in un progetto che punta tutto sulla qualità.
E poi c’è la Ciociaria, che in questa storia non fa solo da sfondo. Antonio la vive ogni giorno, tra ingredienti e relazioni. La definisce “splendida”, con una qualità della vita altissima e in continua evoluzione. Forte il legame con la filiera corta, i produttori locali e la vicina Campania, che arricchisce l’offerta. Una terra tutta da raccontare, anche attraverso la pizza.
A confermare il successo di Isola del Liri è arrivata l’apertura di un secondo locale ad Arce, all’interno di un centro sportivo. Stavolta su un unico piano, ma con lo stesso approccio: qualità, territorio, condivisione. “Anche mangiare pizza fa bene agli sportivi”, scherza Antonio. E non ha tutti i torti.
Perché Don Antò è questo: una pizza che nutre, rigenera, crea legami. Come l’acqua della cascata che l’ha vista nascere.