, davanti al mare, c’è una pizzeria che porta nel nome una storia semplice.
nasce da una coincidenza familiare: i titolari sono due cognati e si chiamano entrambi
.
“Quando abbiamo cercato di capire come chiamare il locale abbiamo detto: vabbè, mettiamo il due. Siamo due cognati e abbiamo entrambi lo stesso nome.”
Il nome diventa così un modo diretto per raccontare il progetto.
“Uno è forte, ma in due si è più forti. Ci completiamo. Dove non arriva lui arrivo io e viceversa.”
Il locale si affaccia su una delle spiagge più conosciute della Sicilia. Il paesaggio entra nella routine quotidiana del lavoro.
“Abbiamo una vista meravigliosa. Ogni mattina quando apriamo ci troviamo davanti quel mare e quelle montagne. È una cartolina.”
Per Reina, però, l’emozione più grande del mestiere resta un momento molto concreto.
“Io amo fare l’impasto. È la parte che preferisco del mio lavoro. Anche se ormai siamo bravi, quando metti la pizza in forno c’è sempre quella piccola paura: l’ho azzeccato?”
È un passaggio che continua a dare soddisfazione anche dopo anni di lavoro.
“Quando la vedi uscire bene dal forno dici: guardate che bella. È quella la cosa che mi emoziona di più.”
Accanto al lavoro sull’impasto, nel locale c’è molta attenzione anche alla presentazione.
“Noi siamo molto attenti all’estetica. Un piatto deve essere buono, ma allo stesso tempo deve essere bello.”
Le pizze vengono pensate anche per il loro impatto visivo.
“Ci divertiamo con i colori, con i fiori sulle pizze. Ci mettiamo tanto impegno. Prima di entrare nel menu deve essere anche bella.”
Tra le creazioni più recenti c’è una pizza costruita su un incontro tra ingredienti di terra e di mare.
“Abbiamo fatto una base padellino con stracciatella di bufala, poi battuta di gambero rosso di Mazara, Pata Negra e una riduzione di pomodorino Pachino.”
La sperimentazione nasce anche dai viaggi e dalla curiosità per altre cucine.
“Viaggiamo molto e ci piace portare quello che vediamo fuori nei nostri piatti. Che sia una pizza, una pasta o un hamburger.”
Per Reina, alla fine, il senso del lavoro resta semplice.
“La cucina è questa. Non c’è molto altro da dire.”