Qual è la realtà attuale di Gangsta Nonna a Rouen?
«Siamo in un locale sul porto e lavoro con due dipendenti; insieme cerchiamo di fare pizze sempre migliori. Sta andando bene: siamo in una fase di crescita e ci stiamo avvicinando all’alta stagione.»
Il tuo percorso professionale è particolare. Come sei arrivato alla pizza?
«In origine ero un tecnico commerciale e ho svolto questo lavoro per tredici anni. Mi ero stancato della routine e della disumanizzazione del sistema, così mi sono formato come panettiere. Ho lavorato dieci anni all’estero, tra Malta e l’Australia. Tornato in Francia, ho scelto la pizza per continuare a lavorare con gli impasti e me ne sono innamorato completamente.»
Cosa ti spinge a portare avanti questo mestiere?
«Mi piace far stare bene gli altri. Mettere qualcosa di personale nel prodotto finale è una parte importante del lavoro.
Il contatto quotidiano con i clienti, parlare dei prodotti e ricevere i loro riscontri è una parte importante del mio lavoro.»
Rifaresti la scelta di cambiare vita e puntare sulla pizza?
«Sì, rifarei tutto. È un lavoro in cui mi ritrovo e che sento mio. Quello che offriamo ai clienti è una parte di noi.»