Che rapporto hai con l’inverno nel lavoro in laboratorio?
«Mi piace molto. L’aria cambia, i profumi anche. È una stagione che invita all’ascolto, e questo vale anche per gli impasti.»
Cosa cambia tecnicamente con le temperature più basse?
«Tutto rallenta. Bisogna calibrare meglio il calore dell’acqua, proteggere la lievitazione e fare in modo che l’impasto cresca senza fatica.»
A cosa stai lavorando in questo periodo?
«A una ricetta che avevo in mente da tempo: i laugenbrot, i panini tipo bretzel, con quella crosta ambrata e il sapore tipico che richiama i mercatini del Nord Europa.»
In cosa consiste la tua interpretazione?
«Ho deciso di non farli singoli, ma di cuocerli insieme in uno stampo in legno ottagonale, tutti uniti. L’idea è quella di un pane da condividere, da spezzare a tavola.»
Che farina hai scelto per questo impasto?
«Ho usato Petra 6309, una farina da pasticceria pensata per la sfoglia. Cercavo estensibilità: un impasto bianco, morbido, ma capace di sostenere la formatura dei bretzel.»
Come si comporta in lavorazione?
«È molto docile nella formatura e, dopo la cottura, restituisce un prodotto soffice, con una buona struttura.»
Che significato ha per te questo pane?
«Più che una ricetta è un gesto. In questa forma, con i pani uniti, diventa un invito a condividere. Un modo semplice per stare insieme, soprattutto durante le feste.»