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Salvatore Bianco - Hotel Eden - Dorchester Collection - Roma - Bread Religion - 2026

LA DEMOCRAZIA DEL PIACERE DI SALVATORE BIANCO
Nel corso della decima edizione di Bread Religion, Paolo Vizzari, narratore gastronomico, ha dialogato con Salvatore Bianco, executive chef dell'Hotel Eden di Roma, sul ruolo della cucina contemporanea. Al centro della conversazione il rapporto con gli ospiti, il valore della materia prima e la responsabilità culturale del cuoco, chiamato a fare da ponte tra chi produce il cibo e chi lo porta in tavola.
Roma 19 maggio 2026

Paolo Vizzari: Ti ho sempre definito un cuoco della generosità. Non è l'immagine che ci si aspetterebbe entrando in uno storico hotel di lusso come l'Eden, eppure sei riuscito a portare lì dentro un senso di accoglienza e di calore quasi familiare. Come ci sei arrivato?

Salvatore Bianco: È la mia identità. Quando sono arrivato all'Hotel Eden ho cercato innanzitutto di capire il luogo e le persone, con la volontà di imparare prima ancora che di affermare la mia idea di cucina.

Ho sempre creduto che il cuoco debba essere un ponte tra chi produce e chi consuma. Per questo cerco di eliminare ogni distanza: bisogna parlare con gli ospiti come si parla tra colleghi, senza creare gerarchie. È così che nasce il dialogo.

Oggi non cucino più per dimostrare qualcosa a me stesso. Cucino perché chi si siede al tavolo possa stare bene. Il nostro lavoro deve produrre piacere, non autocompiacimento.

Credo in una cucina capace di accogliere, di mettere le persone al centro e di essere democratica. È quello che definisco la democrazia del piacere: un principio che guida sia il fine dining sia le altre proposte del ristorante, pur con linguaggi diversi.

Mi piace confrontarmi con gli ospiti perché, oltre a cucinare, abbiamo anche il compito di custodire e raccontare la storia del cibo e delle persone che lo producono.

Anche per questo la mia cucina cerca di intervenire il meno possibile sulla materia prima. La tecnica deve servire a valorizzare il lavoro fatto nei campi, non a mettere in mostra il cuoco.

Paolo Vizzari: Oggi sembra che sempre più persone riescano a emozionarsi davanti a un grande pane, a un olio eccellente o a uno spaghetto al pomodoro, senza inseguire necessariamente ingredienti rari o costosi. Forse stiamo tornando a dare valore a ciò che conta davvero.

Salvatore Bianco: Credo sia proprio così. Negli ultimi anni la comunicazione ha fatto crescere tantissimo il nostro settore, ma ha generato anche confusione. Si è diffusa l'idea che ciò che costa di più sia automaticamente migliore o che un prodotto arrivato da molto lontano abbia per forza un valore superiore.

Oggi, invece, stiamo riscoprendo la nostra vera ricchezza: il territorio.

La capacità di un cuoco sta nel valorizzare ciò che il proprio territorio offre. Alcuni sapori appartengono profondamente a un luogo e a chi ci è cresciuto. Lo spaghetto al pomodoro, per me che sono campano, è uno di questi: è un piatto che porto dentro fin dall'infanzia e che racconta un'identità.

È lo stesso motivo per cui ammiro profondamente la cucina giapponese: ci sono preparazioni che solo chi appartiene davvero a quella cultura riesce a interpretare fino in fondo.

Questo è il valore che possiamo offrire ai nostri ospiti: raccontare il territorio attraverso il cibo, senza maschere e senza artifici.

10/07/2026 | autore/autrice:: redazione

(ndr) Testo rielaborato da trascrizione originale. Fonte:

videointervista nella pagina

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