in dialetto, è la traccia che lascia la lava dopo una colata: un terreno nero, duro, che per i bambini catanesi diventava campo da gioco, spazio di libertà, terreno fertile per l’immaginazione.
Quel ricordo
lo ha riportato nel presente, in una pizzeria che non vuole essere solo un ristorante, ma un piccolo universo creativo dove ogni dettaglio racconta la sua città.
Da Sciara la pizza non si accompagna alla solita birra.
Ci sono cocktail pensati per i diversi impasti, una cantina curata e persino una pasticceria interna.
L’idea è semplice: quando esci non cerchi solo di mangiare, cerchi di vivere una serata.
E allora una margherita incontra un gin tonic – fresco, frizzante, capace di pulire la bocca e far apprezzare entrambi i sapori.
«È il mio abbinamento preferito – racconta Paolo – ma ognuno trova il suo. L’importante è lasciarsi sorprendere».
Dietro a ogni pizza c’è anche un legame profondo con la terra.
Paolo ha scelto di aderire al progetto Adotta un Raccolto di Petra Evolutiva, adottando campi di grano siciliani.
Non è solo una scelta di ingredienti, ma un modo per sostenere i contadini, finanziare la semina prima ancora che avvenga e costruire una filiera trasparente e autentica.
«Quando dico ai clienti che la farina della loro pizza nasce qui, nella nostra terra, vedo nei loro occhi la stessa emozione che ho provato io la prima volta. È impagabile».
Ogni pizza porta con sé un pezzo di Etna – nei nomi, nei profumi, nei sapori.
Non è un esercizio di stile, ma un modo per raccontare la Sicilia in chiave contemporanea, restando fedeli alla propria identità.
E forse è proprio questo che rende Sciara una pizzeria diversa: non solo un locale, ma un invito a vivere Catania con tutti i sensi.
Tra ricordi, gin tonic e grani antichi, Paolo Manara ha costruito un piccolo pezzo di bellezza vulcanica.
Un luogo dove la lava diventa pane e memoria, e ogni serata sa di calore, di curiosità e di Sicilia.