Partiamo da Maturo. Come nasce?
«Maturo nasce due anni e mezzo fa in via Diocleziano, a Fuorigrotta, a pochi passi dallo stadio Maradona. È un’iniziativa costruita insieme a due imprenditori napoletani, Luca e Aristide Bellone, con l’idea di sviluppare un lavoro fatto di ricerca e attenzione.
Abbiamo selezionato diverse farine e materie prime per ottenere il miglior risultato possibile. Il nostro claim è “Impasti di eccellenza”, un percorso sviluppato anche grazie alla collaborazione con Molino Quaglia, unendo il nostro lavoro ai prodotti di alta qualità dell’azienda.»
In un mondo dominato dall’intelligenza artificiale, che cos’è per te l’intelligenza manuale?
«Il nostro lavoro si basa su una Trinità: mente e creatività, cuore e passione, manualità.
Le mani sono centrali in tutta la filiera: dalla scelta delle farine alla lavorazione degli impasti. Anche raccogliere un pomodoro è un gesto manuale. Dietro ogni ingrediente ci sono esperienza e competenza.
Il nostro compito è scegliere il miglior prodotto da offrire ai clienti, ma tutto parte dal lavoro concreto.»
Quando hai iniziato a mettere le mani in pasta?
«Vengo dalla vecchia scuola. Dopo le scuole medie ho iniziato dal basso, sbucciando patate per fare panzerotti. Ho imparato lavorando.
I libri sono importanti, ma la mia formazione è passata soprattutto dall’osservazione: guardare i colleghi, osservare i gesti, capire la consistenza di un impasto con gli occhi e con le mani. È un apprendimento che nasce dall’esperienza diretta.»
Quanto conta il tuo passato sportivo?
«Da ragazzo ho praticato pugilato e nel 1990 sono arrivato secondo. Nel pugilato le mani sono difesa, essenza, controllo.
Quello che ho imparato lì lo porto ancora nel lavoro: disciplina, rispetto, attenzione verso gli altri. Nella vita, come sul ring, a volte sei tu a tendere la mano, altre volte sei tu ad averne bisogno. È uno scambio continuo, è senso di comunità.»
Un’ultima parola sul vostro percorso?
«Il nostro obiettivo è continuare a crescere mantenendo centrale la qualità delle materie prime e il rispetto per chi ogni giorno entra nel nostro locale.»