Intervista a Carmelo Sturiale – A18 SottoZero
Gestisci un ristorante, un albergo e una struttura balneare: visione imprenditoriale o caos organizzato?
«Un po’ caos, un po’ visione. Sono siciliano, della provincia di Messina, e con la mia famiglia facciamo ospitalità a 360 gradi: ristorante, albergo, stabilimento balneare. È tutto in gestione familiare: io, mia sorella, mia mamma e mia moglie. Ma te lo dico onestamente: se potessi tornare indietro, farei il dipendente tutta la vita. Pensavo fosse un salto di qualità, più soldi in tasca. Invece è un mestiere difficilissimo, quasi come fare il genitore.»
Con tutta questa fatica, cosa ti fa ancora amare il tuo lavoro?
«La creazione. Quando prendi una materia prima e la trasformi in qualcosa che dà soddisfazione al cliente: pizza, pasta, anche una semplice insalata. Parti da zero, crei un piatto e il cliente ti dice: “Wow, è buono”. È questo che ti fa amare il lavoro.»
Dici che ti piace lo stress: davvero rendi meglio sotto pressione?
«Sì. Lo stress e il caldo mi piacciono. Se la sala ha dieci coperti mi annoio. Quando c’è adrenalina, rendo molto di più.»
A PizzaUp, cosa ti ha colpito davvero?
«La pizza romana. Mi ha fatto impazzire. Grazie a Fabrizio l’ho rivalutata completamente: croccante, tecnica, identitaria. Tutti questi “doppio cornicione”, “canotto”… per me sono mode che passeranno. La romana, come la classica italiana e la napoletana, invece è storia.»
E l’intelligenza artificiale? Ti convince o ti spaventa?
«È una moda. L’IA dà aiuto, certo, non posso dire il contrario. Ma secondo me, in Italia, non siamo ancora pronti. Preferisco rimanere sulle cose concrete.»
Con tre attività e mille ruoli, da dove arriva la motivazione?
«Dalla mia famiglia e dal fatto che ci mettiamo tutti il 100%. Mani in pasta, sempre. È un lavoro duro, ma quando vedi che tutto funziona, l’adrenalina ti ripaga.»