L’Angolo di Napoli è a Reggio Emilia dal 1978.
Oggi lo guida Davide d’Albero, insieme alla sua famiglia e a una squadra che nel tempo è diventata parte stabile del locale.
Davide è nato e cresciuto a Reggio, ma le radici sono salernitane. Campania d’origine, Emilia di vita.
Anche il nome tiene insieme questi due riferimenti. L’angolo è un punto preciso, un incontro. Per il locale significa far convivere pizzeria e ristorante: non due attività separate, ma due lavori che si influenzano a vicenda.
Cucina e pizza
Negli ultimi anni questo rapporto si è fatto più stretto.
Accanto a Davide lavora un cuoco esperto, presenza quotidiana in cucina. Il confronto parte da lì: tecniche, cotture, materie prime.
Alcune preparazioni nascono ai fornelli e vengono adattate al forno. Non è un passaggio automatico. Quello che funziona in cucina deve essere ripensato per l’impasto, per i tempi e per le temperature della pizza.
Prima di definire una proposta nuova, Davide passa sempre dalla cucina: assaggia, chiede, valuta. La base resta il suo campo. Il cuoco interviene sugli equilibri degli ingredienti. È un lavoro condiviso, ma con ruoli chiari.
Le mani
Per Davide la manualità è prima di tutto pratica.
Oggi le informazioni sono accessibili a tutti: video, tutorial, spiegazioni dettagliate. Ma senza esperienza diretta alcuni passaggi restano teorici.
Un esempio semplice è il basilico. Va spezzato con attenzione. Dopo pochi secondi annerisce.
Sono dettagli minimi, ma incidono sul risultato.
Molto si impara osservando chi lavora accanto: il gesto, il ritmo, la pressione sull’impasto. È un sapere che passa anche così.
La Pizzazzone
Alla Maratona della Pizza Davide ha presentato la “Pizzazzone”.
L’idea parte dall’erbazzone reggiano — in montagna scarpasòun — preparazione legata alla tradizione locale.
La trasformazione è soprattutto tecnica. Un cremoso di erbazzone con bietola, spinaci, ricotta e Parmigiano Reggiano viene cotto con il fior di latte. All’uscita si aggiungono lardo dell’Appennino reggiano, ciccioli e crema di Parmigiano.
Non è solo una sequenza di ingredienti. Dietro ci sono lavorazioni e produzioni locali: norcini, caseifici, coltivazioni del territorio. La pizza diventa un modo per riportare questi elementi in un formato diverso.
Il banco e la sala
Il banco è a vista.
Quando prepara pizze nuove o particolari, Davide osserva le reazioni.
Non sempre si capisce subito se una proposta funziona. Uno sguardo o un commento aiutano a orientarsi. Se serve, chiede alla sala di raccogliere un riscontro diretto.
Il lavoro non finisce con l’uscita dal forno.
Manualità e digitale
Anche il digitale entra in questo processo.
Prima di inserire la Pizzone in carta, Davide ha pubblicato un video per raccogliere opinioni. L’idea era già definita, ma alcuni commenti hanno suggerito di aggiungere i ciccioli sopra, per rafforzare il legame con la tradizione locale.
Il confronto può essere utile, se fondato sulla conoscenza del lavoro. Alla fine tutto si misura lì: nella relazione tra cucina e pizza, tra banco e sala, tra chi prepara e chi assaggia.
È in questo scambio concreto che L’Angolo di Napoli continua a evolvere, restando fedele alla propria identità.