Giovanni Barbieri guida Mangiafuoco a Forio, la parte più soleggiata di Ischia. “Il sole nasce a Ischia e a Forio viene a morire”, dice. D’estate la luce resta fino alle nove e mezza, alle dieci. Il tramonto non si racconta: si vive. È da qui che parte il suo ragionamento sull’analogico — guardare il mare, uscire in barca, fermarsi a mangiare una pizza — in un mondo dove il digitale è ovunque ma non può sostituire l’esperienza diretta.
Intelligenza manuale
Per Giovanni, senza manualità “non c’è niente”. È artigiano e osservatore: a Ischia vede ancora i cestai che intrecciano la paglia, i pescatori che rientrano in porto. Gesti quotidiani che parlano di mestiere e misura.
Anche in pizzeria la manualità è prima di tutto uno sguardo: leggere le movenze dei clienti, capire chi ha fretta e chi si vuole fermare. Lavorare con tranquillità, ma dentro un servizio che resta dinamico, teso, vivo.
L’impasto come impronta
In pizzeria sono sette pizzaioli, ma l’impasto lo prepara solo lui. Non per gelosia, ma per convinzione: ogni mano lascia un segno diverso. “L’impronta digitale cambia il risultato.”
Per questo chi stende è sempre lo stesso, chi cuoce è sempre lo stesso. Ci sono ritualità che non si delegano. La manualità, per lui, è anche continuità di gesto.
L’isola e i produttori
Ischia è mare ma anche campagna. Ci sono giovani agricoltori laureati che hanno recuperato varietà antiche, lavorando su pomodori dai colori diversi, aranciati, non solo rossi.
In cucina le patate diventano crocché, soprattutto d’estate, quando si usano patate vecchie, più adatte alla lavorazione. Anche dietro una patata c’è una sequenza di gesti: scegliere, schiacciare, lavorare.
È questo, per Giovanni, il senso dell’intelligenza manuale: mani che osservano, che ripetono, che riconoscono il tempo giusto. In un’isola dove la manualità si vede ancora ogni giorno.