Come è iniziato il tuo percorso e come lo vivi oggi?
«Lavoro da sei anni da Dalmata Pizzas a Parigi.
Cerco di essere una persona equilibrata, tranquilla, che si mette sempre in discussione e che raramente si fissa sulle idee iniziali: a volte le cambio, a volte le rivedo, ma la direzione resta quella.
Fin dall’inizio sono stato appassionato di pizza, da quando ero bambino. Sono entrato in questo mondo un po’ per caso, ma ormai sono tredici, forse quattordici anni che faccio questo mestiere e non ho mai avuto dubbi.»
Che rapporto hai con la pizza, anche fuori dal lavoro?
«Nei giorni di lavoro come in quelli di riposo faccio comunque pizze, anche a casa, in modi diversi.
Rispetto a quello che faccio di solito — la napoletana — mi interessano anche la pizza in teglia e quella stesa a mano.
Può sembrare strano, ma nei giorni liberi mi piace farle e questo mi rende felice.»
Come nascono le tue pizze?
«A volte mi sorprendo da solo per le ricette che tiro fuori: spesso nascono così, in cinque minuti, metto insieme due o tre idee e parto.
Non sono un grande fan del “gourmet”, perché per me la Margherita resta la pizza per eccellenza. Però, in alcune situazioni, mi è piaciuto lavorare anche su qualcosa di diverso.»