Ottavio Guccione - Panificio Guccione - Palermo
Oggi quel pane, cotto nel forno a legna del ’51, è diventato un riferimento per chi cerca autenticità.
E dietro ogni crosta croccante, c’è la storia di un uomo che ha deciso di impastare futuro e memoria.
Il fornaio marinaio
Ottavio non è cresciuto nel laboratorio di un panettiere, ma nel mondo tecnico e preciso dei geometri.
Poi l’incontro con Valentina — e con suo padre, vecchio fornaio — cambia il corso della sua vita.
Nel 2011 lascia tutto e apre il Panificio Guccione, scegliendo una via poco battuta: quella del pane identitario, senza scorciatoie.
«Il pane nero era chiamato anche pane degli abusivi, perché si vendeva la domenica, porta a porta.
Si faceva con il grano marzuolo, che si seminava a gennaio e si raccoglieva a marzo.
Un pane povero, sì, ma resistente e vero.»
La sua è una rivoluzione silenziosa: niente farine raffinate, niente processi industriali.
Solo grani antichi siciliani, macinati a pietra, e una lavorazione che richiede tempo, ascolto e sensibilità.
«Come diceva mio suocero: il fornaio deve essere anche marinaio. Deve saper leggere il tempo.»
Il forno è ancora a legna, dal 1951
Dentro il panificio si respira il calore di un lavoro costante e discreto.
Il forno, ancora alimentato a legna, cuoce ogni giorno pagnotte che parlano una lingua antica.
Crosta bruna, mollica compatta color caffellatte, profumo di malto, sesamo e memoria.
«Una volta si facevano pagnotte da due chili. Duravano anche due settimane.
Oggi, con i consumi ridotti, si lavora su pezzature da mezzo chilo. Ma si asciugano prima, è normale.»
Nelle sue mani, il pane nero di Castelvetrano non è solo un prodotto da forno.
È una trasmissione culturale.
Sostituire lo strutto con l’olio d’oliva, ridare dignità alle farine integrali vere, impastare lentamente senza surriscaldare: ogni gesto è un messaggio, ogni passaggio un atto d’amore.
Pane sacro e pane per tutti
Ottavio racconta anche una tradizione dimenticata: quella della colazione con il “pane sacro”, condito con acciughe, pomodoro e pecorino.
Era il pasto del mattino nelle famiglie contadine, saporito e completo.
Oggi, quella stessa pagnotta può tornare sulle tavole di chi cerca un’alternativa genuina e consapevole.
E per chi vuole cimentarsi a casa, Ottavio apre generosamente il suo ricettario:
Ingredienti:
- 1 kg di farina integrale macinata a pietra
- 800 g d’acqua
- 20 g di sale
- 200 g di lievito madre (oppure 5 g di lievito di birra fresco)
- Sesamo q.b. per la superficieProcedimento:
Impastare lentamente (a mano o con impastatrice a forcella), lasciar riposare mezz’ora, formare le pagnotte, cospargerle di sesamo e farle lievitare da 1 a 2 ore.
Cuocere in forno statico: 10 minuti a 240°C, poi abbassare a 200°C per altri 25–30 minuti.
Una pagnotta da 500 grammi cuoce in circa 45 minuti; quella da un chilo, in circa un’ora.
Pane, futuro e poesia
Il forno di Ottavio Guccione è un piccolo presidio contro l’omologazione del gusto.
Un luogo dove il passato non è nostalgia, ma strumento per disegnare il futuro.
Il suo pane racconta una Sicilia autentica, fatta di mani che lavorano, grani che resistono e profumi che restano impressi nella memoria.
E forse è proprio questo il segreto del pane nero:
non solo nutrire, ma ricordare.
(ndr) Testo rielaborato da trascrizione originale. Fonte:
PETRA srl - via Roma 49 - 35040 Vighizzolo d'Este (PD) Italia IT03968430284
PETRA srl - Vighizzolo d'Este (PD) IT03968430284