A 19 anni dici che “gestisci tu”: non è troppo presto?
No, ormai la gestisco io. Mio papà ha aperto tutto, ma adesso mi lascia fare. Sono cresciuto in mezzo al lavoro: i nonni da una parte avevano una concessionaria, dall’altra una fattoria. Ho iniziato come aiuto fornaio per imparare gli impasti, poi mi hanno spostato dove serviva. Adesso sono in pizzeria e decido io.
Prima fornaio, poi colazioni, poi pizzeria… non ti hanno fatto girare un po’ troppo?
Eh sì, mi hanno spostato un po’. Dovevo andare in pizzeria, poi serviva gente alle colazioni e alle insalate americane, quindi sono stato lì tutto l’inverno dell’anno scorso. Quest’anno invece mi hanno messo in pizzeria: avevo già fatto qualche lezione e sapevo stendere.
E tuo papà? Ti lascia davvero comandare?
Sì. Lui c’è, mi dà una mano e controlla, ma mi lascia fare. In pizzeria lavoro con il mio migliore amico: l’ho assunto io e gli ho insegnato tutto, come si stende e come si lavora al banco. Anche mio papà lavora con noi.
Sei partito da un mini bar. È lì che hai imparato?
Sì, era piccolo e facevo un po’ di tutto. Ti insegna a gestire le cose. Poi quello che ho imparato l’ho portato in pizzeria.
Dici che serve fortuna: tu ti senti fortunato?
Sì, un po’ sì. Sono nato che mio papà aveva già aperto un’attività. Però poi devi lavorare. La fortuna c’è, ma conta anche impegnarsi tutti i giorni.