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Paolo Piantoni - El Forner - Brescia

PAOLO PIANTONI: COME SI FA (BENE) UNA CIABATTA
Il pane è sempre stato lì, in mezzo alla tavola. Ma da qualche decennio ha iniziato a conquistarsi anche lo spazio del singolo morso: il panino farcito, il formato piccolo che non avanza. Uno dei primi esempi? La ciabatta.

Un pane nato per cambiare abitudini

Nata nei primi anni ’80 in Veneto, la ciabatta ha fatto il giro del Nord Italia e si è presa un posto stabile nei laboratori, negli scaffali e nei pranzi veloci. Il panificio El Forner di Brescia ne sforna ogni giorno centinaia. A guidarci dentro questo impasto ad alta idratazione è Paolo Piantoni, terza generazione di fornai.

“Sono Paolo Piantoni di Brescia, classe 1981. Mio nonno ha iniziato, poi è toccato a mio padre. Oggi il panificio è guidato da me, mio fratello e mia moglie, insieme a una squadra di 45 persone. Produciamo pane, pizze farcite con ingredienti preparati da noi, pasticceria e altri prodotti da forno. Per quanto riguarda il pane, niente impasti diretti: usiamo solo fermentazioni.”

Tra tutti i prodotti, la ciabatta è quella che racconta meglio il modo in cui lavorano.

“La sua particolarità è l’idratazione: si parte dal 70% sul peso della farina. Un chilo di farina, 700 grammi d’acqua. Noi arriviamo all’85%. Il risultato è un pane leggero, pieno di buchi, che si taglia e si farcisce facilmente. E ha quella crosta sottile e croccante che piace.”

Un’evoluzione che è stata possibile anche grazie alle farine.

“Negli anni ’80 i mulini hanno iniziato a proporre farine capaci di reggere queste percentuali d’acqua. Senza quel passaggio, la ciabatta non avrebbe potuto esistere.”

Pane fatto per bene

“Il pane deve essere buono. Per riuscirci, serve mestiere. A fine anni ’90 e inizio 2000 andava bene tutto: tanti facevano pane solo per farlo, con impasti diretti e miglioratori chimici. Noi abbiamo sempre scelto un’altra strada: recuperare i metodi lenti e portarli avanti con costanza.”

Una scelta che passa soprattutto dalla biga, il preimpasto lasciato fermentare a lungo.

“Usiamo bighe da almeno 24 ore, a 18 gradi. In questo modo sviluppiamo fermentazione, sapore, acidità. Tutte caratteristiche che si ritrovano nel morso.”

E il lievito madre?

“Negli anni ’60-’70 era stato quasi abbandonato, perché serviva velocizzare. Ma adesso è tornato, ed è una delle cose che ha ridato slancio al nostro mestiere.”

Come si comporta una ciabatta

“L’impasto si stende, si taglia a mano e va in cottura. Le pezzature vanno da 40 grammi fino a un chilo. Noi facciamo ciabatte piccole con Petra 9 (tutto grano), con semola di grano duro, oppure la versione classica solo biga, in formati da 80 a 100 grammi.”

Un pane versatile, che accompagna un po’ tutto. Ma che dà il meglio se fatto come si deve.

La ricetta, a casa

“Per farla a casa serve una planetaria con il gancio. Il giorno prima si prepara una biga: 1 kg di farina, 450 g d’acqua e 6 g di lievito di birra. Si impasta per 2-3 minuti, lasciando l’impasto grezzo, e si lascia a temperatura ambiente (18-20°C) per 24 ore.”

Il giorno dopo si procede con l’impasto:

“Si pesano 300 g d’acqua, si aggiungono 10 g di malto e 20 g di sale. Io il sale lo metto subito: ha un effetto stringente, chiude i pori della farina e trattiene meglio il gusto. L’acqua va aggiunta poco a poco, finché l’impasto diventa liscio e lucido. Poi si lascia riposare 25-30 minuti, si rovescia sul tavolo, si taglia nella misura desiderata e si lascia lievitare ancora una quarantina di minuti.”

E la cottura?

“Il forno deve essere già caldo, 230-240°C. Metto il pane su pietra o carta forno. Per creare vapore, bagno le pareti del forno con un cucchiaio d’acqua e chiudo subito. La cottura va da 15 a 30 minuti, in base alla pezzatura.”

Un pane da toccare con mano

La ciabatta di Paolo Piantoni non ha bisogno di molte spiegazioni. Basta sollevarla: se è leggera, è pronta. Se pesa troppo per la forma che ha, è meglio aspettare ancora un po’.

“Quando prendo una ciabatta e la sento leggera, vuol dire che dentro è come dev’essere: ariosa. Se è ancora compatta, non è pronta.”

Una questione di attenzione

Fare una buona ciabatta non richiede magie, ma richiede attenzione: a come si tocca l’impasto, a quanto tempo lo si lascia stare, a quando è il momento giusto per cuocerlo. Paolo Piantoni lo dice chiaramente:

“Il pane va capito anche così, senza tagliarlo.”

Tutto il resto si impara. Col tempo.

19/03/2025 | autore/autrice:: redazione

(ndr) Testo rielaborato da trascrizione originale. Fonte:

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