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Orazio Bosa - Pasticceria Mario Bosa - Casoni, VI - Petra Next

PASTICCERIA BOSA: 51 ANNI DI DOLCEZZA TRA IMPASTI E MANI ESPERTE
In un angolo tranquillo del Veneto, a Casoni di Mussolente — un piccolo paese della Pedemontana vicentina, vicino a Bassano del Grappa — c’è una pasticceria che, da oltre cinquant’anni, sforna molto più che dolci. Qui l’impasto lievita insieme alle idee, e il lavoro quotidiano dà forma a qualcosa di speciale.
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Tutto è cominciato nel 1972. Il padre di Orazio Bosa, panettiere, fu costretto a chiudere la sua attività per dedicarsi alla famiglia, dopo che la moglie si ammalò e i figli — tre, tutti piccoli — avevano bisogno di attenzione. La scelta fu radicale: lasciare il forno, mettere la famiglia al primo posto. Ma quel sapere antico, fatto di farine e mani infarinate, non poteva andare perso. Così nacque una piccola pasticceria, fondata su basi solide e valori forti.

Non è curioso come a volte un ostacolo possa diventare l’inizio di qualcosa di nuovo?

Oggi quella piccola attività è diventata un laboratorio riconosciuto, con dodici collaboratori e una clientela che arriva anche da fuori regione.

“Il nostro paese è troppo piccolo per reggere da solo una realtà di queste dimensioni,” racconta Orazio. “Abbiamo bisogno che la gente venga da fuori. E per fortuna viene. Le soddisfazioni non mancano.”

La crescita è arrivata passo dopo passo, senza perdere l’essenza.

Come si fa a crescere senza tradire le proprie radici?

Forse la risposta è nella semplicità.

E quell’essenza ha un nome preciso: semplicità. È la parola chiave che Orazio ripete più volte. Semplicità negli ingredienti, nelle ricette, nel modo di lavorare. Ma con una profondità rara: perché semplicità non significa banalità, anzi. Dietro c’è un rispetto assoluto per la materia prima, per il cliente, per il lavoro stesso.

“Mio padre diceva sempre che non era il traguardo a contare, ma il percorso. E io sono cresciuto con quella filosofia.”

Non è forse vero che spesso è il viaggio, più della meta, a fare la differenza?

Uno dei tratti più distintivi di Orazio, oggi, è la passione per i lievitati. Non solo panettoni e colombe, ma anche croissant e prodotti da colazione. Tutti realizzati con lievito madre, tutti curati con attenzione quasi maniacale.

“Per me il lievitato è l’espressione più alta della pasticceria. Vedere un impasto crescere, diventare qualcosa di vivo, è una soddisfazione enorme.”


Negli ultimi anni, proprio la pasticceria da colazione è cresciuta tantissimo. Merito dell’attenzione alla qualità, ma anche dell’evoluzione costante.

Non è affascinante come un semplice impasto possa raccontare una storia di pazienza e dedizione?

E questa evoluzione passa anche attraverso il team. Dodici persone, giovani, coinvolte in ogni fase del lavoro. Non solo esecutori, ma portatori di idee.

“Mi danno stimoli continui. E io cerco di trasmettere loro i valori che ho ricevuto da mio padre. Le fondamenta, come dico sempre, sono tutto.”


Per Orazio, il laboratorio non è solo un posto dove si lavora: è un ambiente che forma, un luogo di confronto. Un campus, quasi.

Ma come si crea davvero un senso di appartenenza? Come si fa a trasformare il lavoro in passione condivisa?

Non mancano le difficoltà, ovviamente. Questo lavoro richiede sacrificio: si lavora nei weekend, nei festivi, quando gli altri festeggiano.

“Il problema è che molti ragazzi non lo sanno. Quando arrivano dalle scuole e sentono ‘sabato e domenica’, storcono il naso. Ma se li coinvolgi davvero, se li fai sentire parte di qualcosa, allora tutto cambia. Il sacrificio diventa scelta. E la scelta diventa soddisfazione.”

Quanto conta, allora, sentirsi parte di un progetto più grande di sé?

La chiave è proprio qui: creare un senso di appartenenza. Dare spazio al dialogo. Accettare anche il chiacchiericcio, le discussioni.

“Un ambiente troppo silenzioso non funziona. Il confronto è stimolo, fermento. Non si producono solo dolci, qui dentro: si producono idee.”


La pasticceria non è vista come un lavoro monotematico, ma come un punto di partenza per ragionare, crescere, ispirarsi anche su altri fronti.

Non è affascinante come un luogo di lavoro possa diventare un laboratorio di idee?

Alla fine, ciò che resta è questo: una pasticceria che ha saputo crescere senza tradire sé stessa. Che ha fatto della qualità una scelta e del rispetto una regola. Che ha trasformato il lavoro in un percorso condiviso. Una realtà che lievita ogni giorno, come i suoi impasti, tenendo ben salde le radici — ma guardando sempre avanti.


“È un viaggio,” dice Orazio. “E in fondo, come in ogni viaggio, è il percorso a fare la differenza.”

15/01/2025 | autore/autrice:: redazione

(ndr) Testo rielaborato da trascrizione originale. Fonte:

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