Dal fotovoltaico sul tetto al recupero degli scarti,
Pizzika è il risultato di un equilibrio cercato con cura: tra gusto e rispetto, tra identità locale e responsabilità verso il futuro.
Un approccio che oggi acquista ancora più valore all’interno della community dei
Petra Partner, proprio mentre
Petra Molino Quaglia ottiene la certificazione EQUIPLANET – prima in Italia nel suo settore.
Fare, non sprecare
Sostenibilità, per Paolo, significa innanzitutto evitare lo spreco.
«Quando avanza un po’ di impasto, non lo buttiamo. Lo rigeneriamo con la pasta di riporto: il giorno dopo diventa parte di un nuovo impasto.
E se durante la serata finisce qualcosa, il mio dipendente la rifà al momento: meglio che prepararne troppa e doverla buttare».
Le attenzioni continuano nella scelta dei materiali e degli ingredienti:
– per la nuova sala, legno riciclato lavorato da artigiani locali;
– in cucina, prodotti a km zero e una ricerca continua delle materie prime del territorio.
Un percorso che, oltre a essere etico, è anche intelligente dal punto di vista economico.
«Così risparmiamo noi, e risparmia anche l’ambiente».
Una pizza che parla siciliano
Tra le pizze in menu, ce n’è una che per Paolo racchiude tutto questo.
Si chiama Sapori di Sicilia, ed è con Pizzika fin dal 2019.
Dentro ci sono ingredienti che raccontano una terra intensa e generosa: marmellata di fichi, capperi, mollica tostata al finocchietto, tuma, pomodorini confit fatti in casa.
«Detta così può sembrare strana – ammette – ma quando la provi capisci tutto.
È una pizza a cui sono molto legato, e che invito sempre a provare.
Racconta il territorio con sincerità, senza fronzoli».
Il nome? Un ballo, un gesto
Anche il nome della pizzeria ha una storia: Pizzika, con la K.
«Ci piaceva il suono, l’assonanza con la pizzica, la danza pugliese. Io e mio fratello abbiamo parenti in Puglia, ma c’è anche un altro motivo: la pizza è uno dei cibi più “toccati” che ci siano.
La prendi, la spezzi, la mangi con le mani. Io dico sempre ai miei clienti: toccate il bordo. Il suono del crunch è già il primo assaggio».
Un modo di vivere il mestiere che comincia dal forno e arriva al cliente, passando per il gesto più semplice: quello di non sprecare.
A Paolo piace pensare che ogni sera, impastando, stia costruendo qualcosa che resta.
Non solo per chi viene a mangiare la pizza, ma anche per chi verrà dopo.
Forse nessuno se ne accorge davvero.
Ma lui lo sa. E tanto basta.