INTERVISTA ADOTTANTI PIEMONTE E LOMBARDIA
La protagonista è Valeria Ascari, agricoltrice da 15 anni, con un passato fuori dai campi e un presente tutto dedicato alla terra.
Quest’anno, la sua azienda agricola è entrata a far parte del progetto Petra Evolutiva, un’iniziativa che punta sulla coltivazione di grani evolutivi: semi che, generazione dopo generazione, si adattano alle condizioni del territorio e del clima. Un’innovazione che affonda le radici nella biodiversità e nella sostenibilità.
«Quando sono entrata in azienda – racconta Valeria – ho deciso di abbandonare i cereali tradizionali e passare al biologico. Sono ormai dieci anni che coltiviamo in questo modo».
L’occasione di sperimentare è arrivata grazie alla proposta di Paolo Piantoni, panificatore bresciano del forno El Forner, che ha adottato un pezzo dei suoi campi per farci crescere il cosiddetto “grano evolutivo siciliano”.
Due ettari seminati con cura, in un momento perfetto. «Abbiamo trovato le giornate ideali, preparato bene il terreno, e subito dopo è arrivata una pioggerellina leggera che ha fatto germogliare il grano. Ora è uno spettacolo: un tappeto verde che lascia a bocca aperta».
Non solo estetica, però. La semina tempestiva ha anche aiutato a contenere le erbe infestanti, uno dei nemici principali dei cereali coltivati senza chimica. «Il grano è partito subito forte – dice Valeria – e ha coperto il terreno prima che le infestanti potessero diffondersi».
Per Valeria, questa è la prima annata nel progetto, ma l’entusiasmo è già alto. «Aspetto giugno con trepidazione per vedere il risultato finale. Ma intanto, posso dire che l’inizio è davvero promettente».
Dal canto suo, Luca Giannino – voce narrante dell'incontro che ha raccolto la testimonianza – ha ricordato quanto il clima resti un elemento decisivo, spesso sottovalutato da chi compra pane o pizza, senza pensare a cosa c’è dietro. «Il clima decide tutto – ha detto – e per chi lavora la terra, ogni cambiamento può essere determinante».
Ecco perché scommettere su grani capaci di adattarsi, su coltivazioni biologiche e su una rete di produttori e trasformatori che condividano esperienze e dati reali non è solo una scelta tecnica: è un atto di fiducia nel futuro.
In attesa di giugno, intanto, a Brescia c’è già un campo che racconta tutto questo. E lo fa in silenzio, ma con una voce chiarissima: quella della terra che risponde quando viene ascoltata.
(ndr) Testo rielaborato da trascrizione originale. Fonte:
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