Lasciare Napoli per Helsinki: scelta coraggiosa o pura follia?
«Per qualcuno follia, per noi una scelta d’amore.
Sono originario di Napoli ma vivo a Helsinki da quasi dieci anni con la mia famiglia.
Siamo partiti perché mio figlio voleva studiare nei Paesi scandinavi, e mia moglie — che non si fa mai i fatti suoi, scherzo sempre così — ha spinto per questa strada.
Non è stato semplice: il primo vero muro è stata la lingua.
A casa mia parlano tutti finlandese, oltre a inglese, spagnolo e francese.
Io sono l’unico che non ha voluto intraprendere il percorso del finlandese, anche per esigenze lavorative: è una lingua molto difficile e richiede tempo.
Ma quando mi chiedono cosa ci abbia spinti a seguire questo percorso, la risposta è semplice — come dice sempre mia moglie: è l’amore.
Viviamo per la famiglia, e nostro figlio non stava chiedendo nulla di sconcertante: voleva solo valorizzarsi dal punto di vista culturale.
Siamo molto contenti della scelta fatta: dico sempre che, se fossimo rimasti in Italia, probabilmente i nostri figli avrebbero avuto un percorso scolastico diverso e oggi non parlerebbero tre o quattro lingue.»
Portate Napoli in Finlandia: identità o nostalgia?
«Identità, non nostalgia.
“Villa Severino” ha un’impronta culturale napoletana: cucina, ristorante, gelateria.
Cerchiamo di portare le nostre radici nel Nord Europa, unendo l’anima italiana con quella nordica.
E piace molto.
L’importante è puntare sempre in alto e alla qualità.»
I finlandesi amano la vostra cucina italiana, ma voi amate la loro materia prima?
«Assolutamente sì.
Loro sono fortissimi su fragole, mirtilli, lamponi: la natura esplode soltanto d’estate, ma in quei mesi dà prodotti incredibili.
Noi li usiamo soprattutto in gelateria e nelle marmellate che abbiniamo a un segmento di degustazione pizza.
Qui a PizzaUp abbiamo parlato anche di frutta in polveri: è una nozione che ho fatto mia subito e che vorrei trasferire nel nostro snack pizza, arricchendolo proprio con una componente di frutta.»
PizzaUp per te è un evento di formazione o un ponte tra culture?
«Entrambe le cose.
Oggi abbiamo appreso molto più di quanto pensassimo: PizzaUp è sempre un gradino sopra, sempre un passo avanti.
Ci aiuta a mettere insieme le due culture, a capire come portare il nostro mondo dentro il loro e viceversa.»
Hai citato Alice nel Paese delle Meraviglie: che c’entra con la pizza?
«La confusione.
Quella vera, autentica, che raccontava ieri Massimo Donà.
Alice era confusa, ma era vera.
E noi cerchiamo di fare lo stesso: vivere la confusione di due culture, due identità, e trasformarla in emozione.
Per farlo ci vuole coraggio, sempre.»