Tiziano, stai tornando a Moglia, in provincia di Mantova. Cosa rappresenta per te questo nuovo inizio?
«Moglia è il paese dove sono nato, dove è nata mia mamma, dove sono cresciuto. Quando si è presentata la possibilità di tornare, non ci ho pensato due volte. È un modo per ricominciare da dove tutto è cominciato.»
Il tuo progetto si chiama “Mister Baker”. Com’è nato questo nome?
«È nato da una conversazione con mia figlia, Viola, che ha dodici anni. Un giorno mi ha detto: “Papà, tu non sei solo un pizzaiolo. Fai anche pane, panettoni, dolci… sei un fornaio!”.
Aveva ragione. Così abbiamo deciso di cambiare nome. Baker, in inglese, vuol dire fornaio, e mi rappresenta di più: racchiude tutto ciò che amo fare con i lievitati.»
Cosa vuoi comunicare con questo nuovo progetto?
«Che non esiste una sola forma di impasto. Mi piace pensare alla lievitazione come a un linguaggio unico che attraversa tutto: pizza, pane, dolci.
Voglio raccontare questa completezza, far capire che dietro ogni prodotto c’è lo stesso gesto, lo stesso tempo, la stessa cura.»
Come sarà il nuovo locale di Moglia?
«Avrà una quarantina di coperti all’interno e una ventina all’esterno in estate. È la dimensione giusta per quello che ho in mente: un posto dove si mangia bene e si sta bene, dove posso sperimentare e ascoltare la gente del posto.»
Partiamo dalla tua pizza: come la descriveresti?
«È una pizza tonda, sottile, con poco bordo e una consistenza che si scioglie in bocca. Cerco la leggerezza, ma anche il sapore pieno.
Sto lavorando per fare sempre più prodotti in casa, scegliendo fornitori locali ed eliminando tutto ciò che è confezionato o surgelato. Voglio far riscoprire il gusto vero, quello degli ingredienti sinceri.»
C’è un ingrediente del territorio che ti rappresenta più degli altri?
«La zucca. È la nostra regina. La usiamo ovunque: nei ripieni, nei condimenti, negli impasti.
Oggi, per esempio, ho preparato una pizza con crema di zucca, guanciale croccante, pecorino e pepe — una specie di amatriciana mantovana. L’abbiamo battezzata “matri-Mantova”.»
A Moglia non ci sarà solo pizza, giusto?
«No, ci sarà anche il padellino, la pizza in pala e un’area dedicata alle colazioni.
Voglio che Mister Baker sia un posto che vive tutta la giornata, dalla mattina alla sera.
Quando ci saranno eventi o mercatini in paese, apriremo anche per le colazioni e prepareremo pani speciali con lievito madre, pensati per ogni occasione.»
È un modo per restare legato al territorio.
«Esatto. Voglio che il locale segua il ritmo del paese, delle stagioni, delle persone.
È così che si crea una vera comunità: condividendo il tempo e il cibo.»
Non ti fermi mai: stai studiando ancora, vero?
«Sì. Sto frequentando un corso sulla cottura a bassa temperatura, per applicarla alla pizza, e anche un corso di gelato — sia tradizionale sia gastronomico.
Mi piace imparare, osservare, provare. Ogni volta porto qualcosa di nuovo nel mio mondo: quello dei lievitati.»
Hai detto che il Po è un po’ come un grembo. Cosa intendevi?
«È una presenza costante. Mi accompagna, mi calma, mi accoglie. È il simbolo del mio modo di lavorare: fluido, concreto, in movimento.
Il fiume scorre, come le idee. Basta seguirne il ritmo.»
Nel racconto di Tiziano Muraro, la lievitazione è un gesto di vita: un equilibrio tra terra e acqua, tra pazienza e intuizione.