O forse di più alberi: oggi a portarlo avanti sono tre fratelli,
Davide,
Katiuscia e
Angelica D’Albero. E già il cognome è una promessa: evoca crescita, rami intrecciati, linfa vitale.
Le origini della famiglia affondano a Nocera Inferiore, in provincia di Salerno, ma Davide e le sue sorelle sono nati e cresciuti a Reggio Emilia. Le radici, però, affondano ancora più indietro: nei nonni, poi nei genitori. Dal 2014 sono proprio loro, i rami più giovani, a dare forma e futuro a questa storia. E ognuno ha trovato il proprio spazio: Katiuscia in sala, Angelica in pasticceria, Davide in pizzeria.
«Ci siamo nati dentro», dice Davide. E si sente. Hanno rinnovato completamente il locale, trasformandolo in un posto raffinato ma accogliente, dove la napoletanità si respira nei gesti, nell’energia, nei dettagli. Non è solo una pizzeria: è un ristorante vero e proprio, con uno chef stabile da cinque anni che insieme a Davide reinterpreta la cucina mediterranea in pizze sorprendenti.
Come il baccalà mantecato, che si fa topping morbido e saporito, puro sapore. O i padellini cotti a vapore e rigenerati in forno statico, pensati per essere condivisi: perché la pizza, per Davide, è prima di tutto questo. Condivisione. Famiglia. Rami che si intrecciano.
E il segreto non è solo il lavoro: sono anche le pause. Dal 2020, infatti, L’Angolo di Napoli chiude due giorni a settimana, martedì e mercoledì. Tempo per respirare, viaggiare, imparare. Con lo staff hanno visitato pizzerie e ristoranti d’eccellenza, da Napoli a Verona a Milano. Hanno partecipato a corsi, eventi, formazioni, come quelli al Molino Quaglia. E ogni volta sono tornati con una pennellata in più, un’idea nuova, un ingrediente diverso.
«Cambiando le quattro mura del tuo locale, scopri che altrove ciò che per te è bianco può essere nero. E quando torni, puoi aggiungere colore al tuo muro.»
È una filosofia di vita. Di crescita continua. Anche sui social, dove Davide si è lanciato da poco con i suoi primi video. Non importa essere perfetti: l’importante è partire, guardarsi attorno, restare curiosi.
E poi c’è l’Emilia, un tempo palude, oggi terra fertile. Fertile di relazioni, di eccellenze da valorizzare. Parmigiano Reggiano, aceto balsamico di Modena, prosciutto di Parma 36 mesi… Tutto a portata di mano, tutto selezionato e raccontato attraverso la pizza.
Alla fine, quello che portano avanti non è solo un mestiere, ma una visione. Giovane, viva, concreta. Una brigata piena di energia, fatta di fratelli, di collaboratori, anche over 40 che Davide definisce “giovani”, perché la voglia di crescere non ha età.
E poi c’è il tatuaggio: la pioggia sul cuore, l’albero sull’altro lato del corpo. «La pizza innaffia il mio albero», dice Davide, «e così continua a crescere».