La cascina che li ospita è un antico edificio del Settecento, recentemente ristrutturato insieme ad altre parti del borgo. Un progetto di rigenerazione che ha coinvolto anche il vicino
Castello di Padernello, oggi centro di iniziative culturali e mercatini, punto d’incontro tra produttori agricoli, artigiani e cittadini. Ogni terza domenica del mese si tiene il Mercato della Terra, promosso da Slow Food: è proprio da lì che
Daniele e
Nadia attingono molte delle loro materie prime, stringendo alleanze sincere con piccoli produttori locali.
“È una vera e propria agri-pizzeria” — racconta Daniele — “un luogo dove la pizza diventa strumento per raccontare il territorio, la stagionalità, le mani che lavorano la terra.”
La loro rivoluzione ha preso forma in punta di pala: una pizzeria contemporanea nel cuore della provincia, in dialogo con la tradizione bresciana. Non è un caso che uno degli impasti di punta richiami la polenta, grazie all’utilizzo di farina di mais. Una pizza aromatica, artigianale, che si affianca ad altri impasti tondi, al padellino — il campo creativo di Nadia — e alla pala, per una proposta davvero completa.
In cucina, Nadia porta uno sguardo attento sulla tradizione locale, affinato in anni di esperienza nei ristoranti della zona. Daniele, invece, arriva dalla ristorazione ma ha trovato nella panificazione la sua vocazione.
“A un certo punto non mi sentivo più realizzato” — racconta — “poi ho scoperto l’universo degli impasti, ho studiato, investito su me stesso... anche grazie all’incontro con realtà come Molino Quaglia. E da lì è partito tutto.”
Tra le loro scelte c’è anche l’utilizzo della farina Agricola-Petra 0106 HP, nata da filiere trasparenti e sostenibili.
“Abbiamo provato a coltivare il nostro grano, ma con risultati poco soddisfacenti” — sorride Daniele — “meglio affidarsi a chi lo fa di mestiere.”
Cascina La Bassa è anche cucina, e non solo pizza: i piatti di Nadia dialogano con i prodotti del mercato e con i formaggi del caseificio di Scarpi, a pochi chilometri da lì. Il concetto di chilometro zero è concreto, quotidiano, fatto di relazioni prima ancora che di distanze.
E poi c’è il birrificio, gestito da Alfredo Riva, parte integrante di questa realtà.
“Le nostre birre sono fresche, beverine, pensate per accompagnare bene le pizze. Anche quelle che di solito trovi più pesanti, qui hanno una veste leggera, conviviale. Tutto molto equilibrato.”
Equilibrio, leggerezza, radicamento: parole che tornano spesso quando Daniele racconta il suo progetto. Ma non c’è nulla di superficiale: è una leggerezza calviniana, come la definisce Cristina Viggè, fatta di consapevolezza e visione. In un tempo che corre veloce, loro hanno scelto di rallentare. E, così facendo, hanno creato un luogo dove la terra, il cibo e la comunità tornano a parlarsi davvero.