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Roma, 19 maggio | Archi di Claudio Golf Club 📍 Mappa

Bread Religion 2026
Il popolo dei grani: insieme dal campo al pane.

Il pane sta cambiando. Cambia perché evolve il modo in cui guardiamo al grano, alla terra e alle relazioni che rendono possibile trasformarlo in cibo.

Bread Religion riunisce attorno allo stesso tavolo contadini, mugnai, panettieri e cuochi per osservare cosa accade quando il pane riparte dal campo e quando chi lo lavora sceglie di conoscere davvero la materia prima.

Al centro dell’incontro c’è Neogrania, il progetto che costruisce relazioni dirette tra chi coltiva popolazioni evolutive di grano e chi le trasforma, rendendo accessibile una filiera agricola condivisa anche a chi vuole partecipare senza possedere terra o molino. Un modo concreto per ampliare le possibilità di partecipazione e accelerare la diffusione della biodiversità cerealicola.


Piero Gabrieli per Petra Molino Quaglia presenta Neogrania a Parabere Forum - Barcellona 2026

Da qui si sviluppano due visioni complementari. Da un lato i farmer–baker, panettieri che coltivano, macinano e panificano nello stesso luogo, riportando il pane alla sua origine. Dall’altro cuochi e panettieri, che scelgono farine e grani come ingredienti identitari, trasformando il pane in una firma gastronomica capace di raccontare una cucina.

Tre punti di vista, una stessa direzione: il pane diventa espressione di una relazione tra terra, persone e conoscenza. Ed è proprio in questa relazione che prende forma il futuro del pane.




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Manifesto del Pane
pubblicato il 28 maggio 2020 su change.org >

1. FILIERA
Il pane artigianale non nasce da un gesto isolato. È il risultato finale di un lavoro di squadra che coinvolge agricoltori, mugnai, panificatori e tutti gli attori della filiera agroalimentare. Questa filiera ha senso solo se si fonda su pratiche agricole solide, a partire dalla rotazione delle colture, che aiuta a mantenere fertile il terreno, ridurre gli squilibri e sostenere nel tempo la qualità del raccolto.
2. CLIMA
La scelta del grano per fare pane non può essere guidata solo dai confini geografici o dalle abitudini locali. Deve invece misurarsi con il clima reale che accompagna la coltura dalla semina al raccolto. Questo significa guardare alle condizioni meteorologiche, alle variazioni stagionali e alla risposta concreta delle piante, superando le frontiere regionali quando serve per cercare la materia prima più adatta.
3. BIODIVERSITÀ
Il valore di un territorio non dipende da una semina uniforme e rigida, ma dalla sua capacità di reagire ai cambiamenti. Per questo la biodiversità delle semine è una risorsa concreta: aiuta a mantenere più stabile la qualità del raccolto anche quando il clima cambia. In questa prospettiva gli agricoltori si riavvicinano alla natura, adottando tecniche colturali partecipative ed evolutive che lasciano spazio all’adattamento e alla selezione naturale.
4. SOSTENIBILITÀ
La sostenibilità non è uno slogan. È un criterio economico preciso. Il prezzo del pane deve distribuire il giusto guadagno lungo tutta la filiera, senza scaricare il peso su chi lavora a monte. In particolare deve garantire agli agricoltori le risorse economiche necessarie per investire nella salute del suolo, nella cura dei raccolti e nella continuità del loro lavoro. Se questo non accade, la filiera si impoverisce.
5. RISPETTO
Il rispetto della salute delle persone non può essere separato dal rispetto per l’ambiente. Significa conoscere le dinamiche climatiche, capire come influenzano le colture e mettere in atto contromisure naturali fondate sulla resilienza. In pratica vuol dire affidarsi alla sopravvivenza e alla selezione dei semi più forti, invece di forzare la natura con scorciatoie che nel tempo presentano il conto.
6. INTEGRALE
La forza nutrizionale del grano non è concentrata in una sola parte del chicco. È distribuita nelle sue diverse frazioni. Per questo una farina di valore deve conservarne il più possibile, rispettando naturalmente i limiti di legge. Parlare di integrale, quindi, non vuol dire solo riferirsi a un tipo di farina, ma a un approccio che cerca di mantenere nel prodotto finale la ricchezza originaria del cereale.
7. VITALITÀ
La vitalità del pane si misura anche nei suoi effetti sull’organismo. Farine ricche di fibre, lavorate con lievito madre vivo, contribuiscono all’equilibrio del microbiota intestinale, sostengono il sistema immunitario e facilitano la digestione dei carboidrati. Non è solo una questione tecnica di impasto. È il modo in cui la qualità della materia prima e della fermentazione si traduce in benessere reale.
8. NATURALITÀ
Il pane buono e sano nasce da grani di alta qualità panificabile, macinati in condizioni di pressoché totale sicurezza alimentare. Ma non basta. Servono anche tecnologie capaci di restituire farine pulite, nutrienti e gustose, adatte a una panificazione totalmente naturale. La naturalità non è improvvisazione. È il risultato di scelte rigorose sulla materia prima, sulla macinazione e sul metodo di lavoro.
9. DURATA
Lo spreco e l’abuso del pane si combattono quando la sua bontà dura nel tempo. Un pane che resta buono più giorni viene rispettato di più, consumato meglio e buttato meno. Per arrivarci bisogna privilegiare formati grandi e impasti realizzati con farine ricche di fibre e lievito madre vivo, cioè soluzioni che migliorano struttura, conservabilità e qualità sensoriale anche dopo il primo giorno.
10.ESSENZIALITÀ
Il pane artigianale deve essere essenziale. Questo significa essere sintesi utile, concreta e leggibile di una sensibilità rivolta all’ambiente e alla salute dell’uomo. Essenziale non vuol dire povero o semplificato. Vuol dire togliere il superfluo e lasciare ciò che conta davvero: qualità del grano, correttezza del processo, valore nutrizionale, rispetto della filiera e coerenza tra ciò che si produce e ciò che si dichiara.



Manifesto Pane


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Neogrania
Coltiviamo popolazioni evolutive per dare vita a nuove varietà di grani locali

Le popolazioni evolutive di grano sono la chiave per creare varietà locali più forti e resistenti. Lavorando insieme, possiamo favorire un adattamento progressivo delle piante alle condizioni specifiche del nostro territorio. Ogni passo che facciamo oggi, investendo nella biodiversità e nella selezione naturale, ci avvicina alla creazione di nuove varietà di grano autoctono, che contribuiranno alla nostra sicurezza alimentare e alla sostenibilità. Gettiamo insieme i semi di una nuova rivoluzione agricola.


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