Intervista a Cyrille Auffret
Ci racconti il tuo percorso?
«Faccio il pizzaiolo e lavoro con Petra da circa cinque anni. Dopo un’esperienza precedente, ho deciso di ripartire da zero con un progetto mio. Il ristorante è aperto da quasi un anno e Thomas (Laverge, distributore Petra in Francia, ndr) mi affianca sin dall’inizio.»
Che tipo di pizza proponete oggi?
«Lavoriamo su una pizza contemporanea, cotta ad alta temperatura. L’impasto è centrale: lo utilizziamo come una base su cui costruiamo delle preparazioni, quasi fosse un piatto. Non è solo un supporto, ma parte integrante del risultato finale.»
Il tuo background nella ristorazione gastronomica quanto incide su questo approccio?
«Incide molto. Vengo da lì e mi ha portato a voler sviluppare qualcosa di diverso rispetto all’idea più veloce e semplificata della pizza. L’attenzione è sul prodotto nel suo insieme, non solo sull’impasto o sulla farcitura.»
Avete scelto di non fare asporto. Perché?
«È una scelta precisa. Volevo lavorare sul consumo in sala, a contatto diretto con il cliente. In questo modo il prodotto arriva come deve arrivare e si mantiene il livello di cura che cerchiamo.»
In un mercato dove l’asporto è centrale, è una posizione controcorrente?
«Sì, ma coerente. Non è una scelta strategica in funzione del mercato, ma del tipo di lavoro che vogliamo fare. Preferiamo mantenere controllo e qualità piuttosto che ampliare il volume a tutti i costi.»
«Qual è oggi l’obiettivo del ristorante?
«Siamo aperti da poco più di un anno, quindi il focus è consolidare il lavoro fatto finora. Continuare su questa linea e costruire una reputazione solida nel tempo.»