Fabio, dieci anni di attività… ma cosa ti spinge ancora a fare questo lavoro?
«La passione, sempre. Ho 46 anni, vengo da Catania e questo mestiere lo faccio perché mi piace davvero. Gestisco due sedi di Cortile Siciliano: una a Tremestieri Etneo, dove faccio pizzeria e cucina, e una a Catania, solo cucina. Dopo dieci anni sono ancora orgoglioso di quello che faccio e sento di crescere ogni giorno.»
Gli eventi Petra: sono davvero utili o solo “show”?
«Sono utilissimi. Quando torniamo a casa abbiamo il cervello che frulla per ore. Il confronto è reale: parli, ascolti, ti metti in discussione. Da quel frullare nascono idee, spunti, cambiamenti veri.»
Dici che oggi la sala conta più della pizza. Non è un’esagerazione?
«No, per niente. Il prodotto può riuscire bene o male, capita. Ma se la sala non funziona, il cliente non torna. Io voglio che chi entra esca soddisfatto e sorridente. Per questo con il mio team facciamo briefing a ogni turno: ci confrontiamo, ci ripetiamo i punti chiave finché non diventano naturali. La sala è metà del lavoro, se non di più.»
Territorio, produttori, stagionalità… non rischia di essere solo retorica?
«Assolutamente no. Lavoro con il contadino vicino casa e con produttori che portano ingredienti veri, non modificati. La differenza si sente: freschezza, autenticità, identità. Per me è l’unico modo di lavorare.»
Usi strumenti “moderni” come outfit, slide e comunicazione. Non è troppo per una pizzeria?
«Anzi, è il minimo. Vengo dalla GDO francese: lì erano bravissimi a trasmettere valori e far crescere le persone. Io cerco di fare lo stesso con il mio team. Locandine, divise curate, slide motivazionali… servono per tenere alta l’energia e creare un’identità.»
Hai parlato di “stimoli” come in una coppia. La ristorazione ha bisogno di romanticismo?
«Ha bisogno di stimoli continui, come ogni relazione. Se non ti muovi, non cambi, non viaggi, tutto diventa piatto. Io cerco stimoli ogni giorno: per me, per il team, per i clienti. È questo che ti fa andare avanti con entusiasmo.»