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Lele Scandurra - L’Evoluzione Pizza - Catania - BobFest 2026 - Foto da FB L’evoluzione Pizza

LELE SCANDURRA: LA PIZZETTA CATANESE CHE RACCONTA UNA CITTA’
Una specialità da forno della tradizione popolare diventa il simbolo del percorso professionale di Lele Scandurra, dalla prima esperienza come fattorino alla guida della pizzeria L'Evoluzione di Catania. La sua reinterpretazione della pizzetta catanese, premiata come Pizza dell'Anno dal Gambero Rosso 2026, è al centro dell'intervista realizzata da Cristina Viggè durante il BOB Fest, tra ricordi personali, sperimentazione e suggestioni gastronomiche della città etnea.
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Intervista a Lele Scandurra

Perché hai scelto il nome L'Evoluzione per la tua pizzeria?

«Perché l'evoluzione è prima di tutto il mio percorso personale. Ho cominciato come fattorino per le consegne delle pizze e, poco alla volta, ho approfondito questo mestiere attraverso corsi, aggiornamenti e il lavoro in laboratorio con mia zia, che considero la mia maestra pizzaiola.

La pizzeria è nata tre anni e mezzo fa, ma l'idea era dentro di me da molto tempo. Oggi cerchiamo di reinterpretare in chiave contemporanea i piatti della tradizione siciliana, raccontandoli attraverso la mia idea di pizza».

Come nasce la tua reinterpretazione della pizzetta catanese?

«La pizzetta catanese mi ha dato tantissime soddisfazioni. Quest'anno ha ricevuto il premio Pizza dell'Anno del Gambero Rosso 2026, un risultato che non avrei mai immaginato quando, tre anni e mezzo fa, ho iniziato a proporla come antipasto.

All'inizio, per i primi sei mesi, non ne vendevamo praticamente nessuna. Oggi ci sono giornate in cui trenta, quaranta o cinquanta clienti la ordinano. Per me questa è la soddisfazione più grande.

Sono partito dalla pizzetta tradizionale dei panifici catanesi, preparata con pomodoro, mozzarella, origano e un'oliva al centro.

Ho mantenuto gli ingredienti che la caratterizzano, lavorando però sulla qualità delle materie prime e sulle tecniche di preparazione.

Per l'impasto utilizziamo farina evolutiva di grano biologico e semola di grano duro del Molino Quaglia. Dopo diverse fasi di lievitazione controllata, la pizzetta viene sottoposta a tre cotture: prima al vapore, poi fritta e infine al forno. In questo modo otteniamo croccantezza e scioglievolezza, caratteristiche che nella versione tradizionale derivano anche dall'utilizzo dello strutto.

La completiamo con pomodoro siciliano di Valledolmo, raccolto a mano, Vastedda del Belice, un'emulsione di olive e olio extravergine di oliva biologico siciliano.

Abbiamo trasformato un prodotto semplice in qualcosa di più elaborato, senza perderne l'identità. Per me la pizzetta catanese non è soltanto una preparazione, ma un modo per raccontare la città attraverso la pizza».

Cosa significa vivere Catania vanedda dopo vanedda?

«In dialetto siciliano significa "stradina dopo stradina". Credo che Catania vada scoperta proprio così, attraversando i quartieri popolari e osservando la vita quotidiana.

Accanto al patrimonio artistico, c'è una cultura gastronomica straordinaria, che si incontra nelle strade e nei luoghi più caratteristici della città. È questo insieme di esperienze che rende Catania così speciale».

Quanto conta la creatività nel tuo lavoro?

«Credo che debba nascere in maniera naturale, senza sforzarsi di cercare qualcosa di particolare. Quando ho un'idea, provo a realizzarla e a raccontarla ai clienti, cercando di capire se ci sono aspetti da migliorare.

La cosa più bella è quando chi assaggia riesce a percepire il pensiero che c'è dietro una preparazione. La pizzetta catanese ne è un esempio: parte da qualcosa di molto semplice, ma attraverso il lavoro e l'attenzione ai dettagli può raggiungere un risultato importante.

Per me la creatività significa anche ascoltare il cliente e continuare a migliorare ciò che faccio».

Quali sono i profumi che raccontano Catania?

«Catania non ha un solo profumo, ma tanti, che cambiano con le stagioni e con i luoghi.

In via Plebiscito, soprattutto d'inverno, si sente il profumo della carne di cavallo alla brace, con il fumo che riempie le strade. In altri periodi arriva quello delle castagne, mentre vicino al mare si percepisce la salsedine. Salendo verso l'Etna, invece, si incontrano anche profumi agrumati.

Sono sensazioni diverse che raccontano le tante anime della città. Catania è fatta di profumi da scoprire e, soprattutto, da vivere».

29/10/2026 | autore/autrice:: redazione

(ndr) Testo rielaborato da trascrizione originale. Fonte:

Petra

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