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Nicola Leanza Seven Group Ascona

NICOLA LEANZA: DALLA SICILIA AL TICINO, UNA VITA IN CUCINA CON VISTA SUL LAGO
Nicola Leanza ha fatto della cucina la sua strada, ma prima ancora è stata casa: un luogo di profumi, gesti antichi e legami familiari. Oggi, dopo un lungo percorso tra l’Italia e l’Europa, è alla guida del Seven Group ad Ascona, affacciato sul Lago Maggiore.

C’era un forno acceso, una volta alla settimana. La nonna impastava, la mamma cuoceva, e tutta la casa profumava di pane appena sfornato. Per Nicola Leanza, nato ad Adrano, alle pendici dell’Etna, l’amore per la cucina ha preso forma lì, tra i gesti ripetuti e le mani infarinate delle donne di famiglia. Accanto a lui c’era Pietro, il fratello maggiore, oggi pasticcere, cresciuto come lui respirando il calore del focolare domestico e il gusto delle cose fatte con cura.

Quella passione, solida e radicata, diventa scelta di vita. Nicola frequenta l’alberghiero, si avvicina al mondo della pasticceria e durante l’ultimo anno partecipa a una gara di cucina. La vittoria lo porta a Londra, per uno stage che gli cambia la prospettiva: «Avevo diciannove anni. Dopo tre mesi lì, non potevo tornare a casa».

La svolta arriva quasi per caso, ma nasce da un’intuizione e tanta determinazione. Sua madre, guardando un programma in tv, gli fa scoprire il nome di Gordon Ramsay. Nicola trova online il ristorante “Petrus”, uno stellato londinese. Va lì, lascia il curriculum, aspetta. Nessuna risposta. Ma non si arrende: si piazza vicino alla zona carico-scarico del locale, dove gli chef escono a fumare. Riesce a parlare con uno di loro e ottiene finalmente un contatto diretto. «Mi hanno apprezzato per la volontà, ma mi dissero: torna con un certificato d’inglese». Nicola si iscrive a scuola, torna con il foglio in mano, e dopo quindici giorni entra in brigata. «Era come fare il militare. Tantissime ore, ma ho imparato tanto. Disciplina, metodo, concentrazione».

Con quelle basi, inizia a girare l’Italia e l’Europa. Passa dalle cucine di Marco Sacco e Massimo Mantarro, dal San Domenico alla Costa Toscana, da Saint Moritz a Dubai. Poi, dieci anni fa, arriva in Svizzera. Si stabilisce ad Ascona, sul Lago Maggiore, nel cuore del Canton Ticino. «È l’unico posto dove mi sono adattato subito. Il clima è mediterraneo, l’atmosfera familiare. Mi sento a casa».

Oggi Nicola è executive chef del Seven Group, una realtà che unisce ristorazione e accoglienza in diversi punti del Ticino. Gestisce un intero angolo del lungolago di Ascona, che lui chiama semplicemente “l’angolo”: il ristorante gourmet, l’asiatico, la lounge, il Pelago, la Cambusa

«Mi trovo al centro e ai lati ho tutto il resto. È come avere una visuale a 180 gradi, ma sempre con persone di fiducia accanto».

Da poco ha lanciato anche “Logo”, una pizzeria lounge affacciata sul porticciolo. Non nasce pizzaiolo, ma chef. Così la pizza la pensa come un’estensione della cucina: ingredienti scelti, accostamenti ragionati, attenzione ai dettagli. Pomodorini confit, tonno fresco, gamberi di Mazara, stracciatella, pistacchio vero di Bronte fornito da un amico d’infanzia. E la farina Petra, selezionata per dare alla pizza una base che parli d’eccellenza. «La pizza la fanno tutti. Ma il ricordo lo costruisci con quello che ci metti dentro».

Il menu è essenziale, pensato per evitare sprechi e garantire qualità. «Meglio meno pizze, ma buone. Così possiamo anche proporre delle variazioni, senza sovraccaricare il cliente né la cucina». Ci sono serate con dj set, brunch con giro pizza, esperienze pensate per portare sul Lago Maggiore un po’ della dolce vita italiana.

Il fratello Pietro, nel frattempo, ha dato vita alla Bottega del Gusto a Porto Ronco. Una pasticceria dove si lavora dalla colazione ai dolci lievitati, con un prodotto simbolo: il “Ronchino”, impasto simile al panettone ma con confettura di lampone, pensato per tutto l’anno. «È un modo per uscire dalla logica stagionale e dare vita a un dolce che racconta il territorio in ogni stagione».

Nel 2025, Nicola prepara un nuovo passo: trasformare il ristorante Seven in un bistrot, dal nome semplice e evocativo: Toc Toc. Una grande porta in legno all’ingresso, come quella della nonna, senza campanello. «Bisogna bussare. È un modo per dire: entra, sei il benvenuto. Come a casa». Un ristorante più conviviale, accessibile, dove il legame con il cliente si fa più diretto. Perché per Nicola il lavoro è anche questo: relazione, ascolto, condivisione.

«Con il mio team passo la maggior parte della giornata. È normale che diventi una famiglia. E quando fai una cosa con passione, vuoi farla bene. Sempre. Perché il tempo è prezioso, oggi più che mai»

Lo dice con la consapevolezza di chi ha costruito il proprio futuro giorno dopo giorno, partendo da un forno di casa e arrivando a gestire una cucina affacciata sul lago.

Il presente lo vive tutto, ma guarda avanti. Con la voglia di imparare ancora, di mettersi in discussione, di cambiare. Perché, come dice lui, i ricordi si costruiscono con l’esperienza. E l’esperienza è vita.

22/02/2025 | autore/autrice:: redazione

(ndr) Testo rielaborato da trascrizione originale. Fonte:

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