Intervista a Paolo Riva
Ventun anni di mestiere e ancora solo asporto: scelta di comodità o vera strategia?
«È una scelta precisa.
Faccio il pizzaiolo da quasi 21 anni. Prima ero in società, ora è un anno che ho la mia pizzeria d’asporto.
Un amico commercialista me l’aveva detto chiaramente: “Tu sei abituato ad andare a letto presto. Se metti i tavoli, cambia la vita”.
E aveva ragione.
Con il Covid poi abbiamo avuto una spinta enorme: eravamo gli unici aperti e già abituati a gestire la consegna. Per noi non è stato un problema, per tanti ristoratori sì.»
Molti pensano che l’asporto sia pizza “di serie B”: tu cosa rispondi?
«Che si sbagliano.
Vogliamo dimostrare che l’asporto può essere un prodotto di livello: farine buone, ingredienti di qualità, prosciutti selezionati.
La pizza da asporto non è un prodotto senza valore: sta a noi far cambiare idea alle persone.»
Il tuo primo PizzaUp: solo entusiasmo da debutto o ti ha davvero dato qualcosa?
«Mi ha dato molto.
Ho partecipato ad altri Petra Next, ma questo è il mio primo PizzaUp.
La cosa più bella è il confronto con i colleghi: conoscere persone nuove, scambiare idee, vedere innovazioni.
La nuova pizza che abbiamo visto è stata davvero stimolante.
È formativo, sia il laboratorio che tutte le novità tecniche.»
L’intelligenza artificiale: minaccia per il pizzaiolo o strumento per crescere?
«Per me è uno strumento pazzesco.
L’ho usata per capire su quale paese potrei espandere il servizio di consegna.
Io ne avevo in mente uno, lei me l’ha scartato e me ne ha indicati altri due, con motivazioni precise: tempi di consegna, numero di abitanti… tutto.
Una cosa incredibile.»
Cosa ti porti a casa da questo PizzaUp? Solo contatti o anche idee concrete?
«Un sacco di nuove amicizie, certo.
Ma soprattutto la voglia di integrare al 100% la pizza senza glutine usando altre farine.
La faccio da 6–7 anni e aveva già un buon riscontro, ma il prodotto Petra è ottimo.
Ora voglio inserirla stabilmente nel menù.»