Restare a Messina nonostante tutte le difficoltà: scelta d’amore o mancanza di alternative?
«Scelta d’amore, senza dubbio. Siamo nati qui e il mare fa parte di noi: non vederlo per un giorno ci sembra strano. Messina non è una piazza facile, penalizza rispetto ad altre città, ma certe cose non hanno prezzo: stare accanto ai genitori, vedere crescere i nipoti, condividere il lavoro con i miei fratelli. Questo non lo compri da nessuna parte.»
Gestire tutto in famiglia: forza o complicazione?
«È entrambe le cose, ma soprattutto una forza. Siamo tre fratelli più un socio che è come un quarto fratello. Facciamo tutto insieme: sala, comande, servizio… siamo sempre in prima linea. Questo ci ha fatto crescere e ci tiene uniti, anche se a volte ti limita nell’evoluzione. Ma è la nostra identità: o così, o niente.»
Avete iniziato con feste e serate: come si passa da promoter a quattro locali di ristorazione?
«Per necessità e per coraggio. Non venivamo da questo settore: ci siamo reinventati un passo alla volta. Prima le feste, poi un cocktail bar, poi una discoteca… e quindici anni fa la ristorazione. Abbiamo capito che, se volevamo restare nella nostra città, dovevamo costruirci un lavoro che avesse senso qui. Così è nato tutto.»
Quattro locali, quattro anime diverse: non rischiate di perdere identità?
«No, perché ogni locale nasce per un pubblico e un’esperienza diversa. L’Orso è la casa madre, con l’impasto contemporaneo. L’Orso in Duomo lavora la pizza al padellino, in tripla cottura. Il Blanco è un respiro di Mediterraneo, uno stabilimento balneare che abbiamo reso vivibile anche d’inverno. L’Orso in Teglia fa pizza d’asporto, veloce e popolare. L’identità è la stessa: cambiano le forme.»
Ristorazione in un mercato complicato: fino a quando riuscirete a reggere questi ritmi?
«È la domanda che ci facciamo tutti i giorni. La ristorazione ti tiene vivo, ma non ti fa mai rilassare. Per questo il nostro desiderio è formare persone che un domani possano gestire un locale in autonomia, sempre con la nostra supervisione. Senza una squadra forte non c’è futuro: è la sfida più grande che abbiamo davanti.»
Il vostro successo nel territorio è arrivato anche con un premio: ma cosa significa davvero innovare una tradizione?
«Significa rispettarla e portarla avanti a modo nostro. Il pane cunzatu è un piatto dello street food messinese pieno di ingredienti, anche un po’ “confuso”. Noi l’abbiamo trasformato in una pizza al padellino e ha avuto un grande successo, tanto da farci vincere il premio Top Sicilia – Miglior legame pizza e territorio. Per noi innovare è questo: restare fedeli alla nostra terra, ma con una firma riconoscibile.»