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Ruggero Ravagnan - Pizzeria Grigoris - PizzaUp 2025

RUGGERO RAVAGNAN: LA RICERCA CONTINUA OLTRE OGNI TRAGUARDO
Per Ruggero Ravagnan il traguardo non è mai un punto d’arrivo. Che si tratti di una grande serata in pizzeria o di uno scudetto vinto da ragazzo, il pensiero è sempre lo stesso: “E adesso?”. Una filosofia che guida il suo lavoro e rende PizzaUp un appuntamento imprescindibile per continuare a crescere.
Intervista a Ruggero Ravagnan

Ruggero, ma davvero non ti godi mai una serata riuscita? Nemmeno quando il locale è pieno e va tutto alla grande?


«Sembra assurdo, ma è così: anche quando facciamo una grande serata, una settimana piena, un prodotto che funziona benissimo… io non sono felice.

I ragazzi quasi ci rimangono male, perché vorrebbero vedermi soddisfatto.

Ma questa cosa me la porto dietro da quando ero ragazzo. Nel ’75 abbiamo vinto lo scudetto Under 18: eravamo i peggiori, bassi, storti, piccoli… eppure abbiamo vinto.

Due ore dopo, il mio allenatore mi lascia sotto casa e mi dice: “E adesso? Chi sei? Che obiettivi hai? Più di questo? Siamo al top, no?”.

E io, a 16 anni: “Vincere la Coppa dei Campioni”.

La mia testa funziona così: quello che hai fatto conta, ma conta di più quello che farai domani. È questo che cerco di trasmettere ai miei ragazzi.»

Quando dici che in pizzeria serve “un libero”, cosa intendi davvero? Che ruolo è?


«Per me il libero è quella figura che non noti mai perché fa tutto bene.

Quello che sta in sala, che accoglie, che riceve il cliente nel modo giusto.

Se sbaglia, te ne accorgi subito; se fa tutto perfetto, sembra che non ci sia nemmeno.

In un locale servono proprio queste persone: precise, silenziose, fondamentali.»

Non è un po’ controcorrente parlare di semplicità, quando oggi tanti puntano sul gourmet?


«Io non voglio fare il gourmet. Voglio fare il semplice.

Ma semplice non vuol dire banale: vuol dire rispetto della materia prima.

Che le lavorazioni siano complesse o no, l’importante è rispettare il prodotto.

E soprattutto far sì che il cliente non senta la fatica che c’è dietro: l’affumicatura del tonno, le essiccazioni, le fermentazioni, le marinate… tutto questo deve sparire.

Il cliente deve solo vivere una serata piacevole: mangiare bene, stare bene.

La mattina dopo deve dire: “Ho dormito benissimo, che bella serata”.

Questo è il mio obiettivo.»

Da dove ti arriva tutta questa voglia di cercare sempre un passo in più?


«Dal fatto che non mi accontento mai.

È una cosa mia, caratteriale.

Cerco la strada più naturale possibile, il prodotto più pulito possibile.

E cerco sempre nuovi stimoli per me e per i ragazzi.

È una delle poche qualità che mi riconosco davvero.»

PizzaUp: perché continui a tornarci? Non hai già visto tutto?


«PizzaUp per me è un appuntamento da non perdere.

Ti faccio un esempio: anni fa c’era un corso sulla ciabatta al mulino, con farine d’orzo. Ero indeciso se andare.

Dopo due minuti seduto al tavolo, un pasticcere mi dice due cose e io capisco che lì dentro c’era lavoro per tre anni.

Questo è il valore del confronto.

Anche quest’anno abbiamo portato a casa un sacco di spunti utili. Poi inserirli nella giornata di lavoro è compito mio, certo.

Ma il confronto con i colleghi non si ferma mai. Continua, e continua.»

12/12/2025 | autore/autrice:: redazione

(ndr) Testo rielaborato da trascrizione originale. Fonte:

videointervista a PizzaUp 2025

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