Società Agricola Scrivano Antonio & C. S.a.S. rappresenta oggi la terza generazione familiare impegnata nell'agricoltura a Spezzano della Sila (CS). Con oltre 140 ettari di terreno, l'azienda ha saputo integrare coltivazione, allevamento e trasformazione diretta dei propri prodotti attraverso il marchio Scrivano Terre d’Altopiano.
L'azienda porta avanti coltivazioni biologiche di frutta, patate e cereali, affiancate dall'allevamento e dalla trasformazione. Dal latte nascono formaggi, yogurt e gelati artigianali, mentre i cereali vengono destinati anche alla produzione di farine.
Laura Guerra di Petra Molino Quaglia intervista Sandro Scrivano di Scrivano Terre d’Altopiano
Come descriverebbe la sua terra a chi non l'ha mai vista?
«Siamo sull'altopiano della Sila, i nostri campi si affacciano sul lago Cecita. È una terra d'altura, non facile, ma generosa se la tratti bene: da qui nascono le nostre fragole, ciliegie, mirtilli, more e lamponi, il grano tenero Verna e le Patate della Sila IGP».
Cosa rappresenta per voi il marchio Scrivano Terre d'Altopiano e la scelta della filiera corta?
«Terre d'Altopiano è l'anima autentica del nostro territorio: dalla frutta alle patate, dai cereali ai formaggi, yogurt e gelati che nascono dal latte dei nostri allevamenti, fino alle nostre farine. La filiera corta è l'impegno che abbiamo preso verso chi sceglie i nostri prodotti: trasparenza e autenticità, dal campo alla tavola».
Come ha conosciuto il progetto Neogranìa e cosa l'ha convinta ad aderire?
«L'ho conosciuto grazie al pizzaiolo Bob. Quello che mi ha convinto è stata l'idea di lavorare con una popolazione di frumento invece che con una singola varietà: mi sembrava più vicino a come la natura funziona davvero, e coerente con quello che già facciamo con le nostre coltivazioni biologiche».
Cosa significa per lei coltivare una “popolazione evolutiva” di frumento?
«Significa accettare che il campo non sia tutto uguale, che ci siano piante diverse che rispondono in modo diverso alla stessa annata. All'inizio disorienta, perché sei abituato a un frumento “standard”. Poi capisci che è proprio quella diversità la forza del sistema».
Cosa rappresentano per lei la biodiversità e la filiera corta all'interno di questo progetto?
«Per me sono due facce della stessa medaglia. La biodiversità, per come la vivo con la popolazione evolutiva di frumento, è la garanzia che il campo sappia rispondere anche quando l'annata è difficile: più varietà di piante insieme significano più possibilità che qualcuna regga, e questo protegge il raccolto meglio di quanto farebbe una singola varietà uniforme. E poi c'è un legame diretto con la terra e con chi la lavora, che è lo stesso spirito con cui portiamo avanti la filiera corta con Terre d'Altopiano: sapere esattamente da dove viene quello che mangi, chi lo ha coltivato e come. Non sono due percorsi separati, per me Neogranìa è la stessa filosofia applicata al grano».