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come e dove Petra arriva in tavola
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La vie en rosé della pizza gourmet

Lui è un tipo brillante. Nella doppia accezione del termine. Nel senso che è luminoso, splendente e radioso. Ma pure disinvolto, spigliato ed estroverso.


Uno Champagne ardito, coraggioso e vigoroso. Con la doppia “R” nel dna. Così è Ruinart Rosé: figlio della plus ancienne maison du Champagne. Nato dal felice matrimonio di chardonnay (in primis della Côte des Blancs) e pinot noir (della Montagne de Reims e della Vallée de la Marne), vinificato in rosso per il 18-19%.

Risultato? Un nettare fruttato e aromatico, sintesi di freschezza e sensualità, finezza e polposità, setosità e seduzione. Al naso: frutti esotici come guava e litchi, nonché piccoli frutti rossi, come ciliegie, lamponi e fragoline di bosco. Complici nuance di melagrana. Note che tornano ad accarezzare il palato. Mentre agli occhi svela un delicato rosa granato, accompagnato da raggianti riflessi aranciati.  

Uno Champagne inaspettato e sorprendente. Audace e differente. Esotico ed eccentrico. In grado di accompagnare perfettamente tutto il pasto. Capace di ammaliare tanto il salmone quanto il prosciutto crudo, tanto un filetto di vitello quando un cosciotto di agnello da latte.

Ma che sa pure conquistare la pizza contemporanea e lo street food di alta qualità. Nasce così un insolito food pairing che risponde all’esortazione di “Dare to ben Different”.

Un format innovativo, da sperimentare - a partire da marzo - nei locali facenti parte del Ruinart Network. Per citarne qualcuno: l’Amarissimo del Lido di Savio, in provincia di Ravenna; la Langosteria Bistrot e l’Iyo di Milano; il Grand Hotel Fasano di Gardone Riviera e il Grand Hotel Royal e Golf di Courmayeur.

E ancora, l’Antica Corona Reale di Cervere; il bistrò LoRo & Co. di Trescore Balneario; il Belmond Villa Sant’Andrea e il Belmond Grand Hotel Timeo di Taormina. Per un viaggio che va dalla Valle d’Aosta alla Sicilia. Lungo un’intrepida e intrigante vie en rosé.

Un progetto visionario quello di Ruinart. Che decontestualizza sia lo Champagne sia la pizza. Avvicinando due mondi solo in apparenza lontani. Pronti a incontrarsi e a contaminarsi. Come hanno fatto nell’evento di lancio della provocatoria iniziativa.

Una soirée excentrique ed exotique, andata in scena in un’iconica ed edonistica location milanese: il Gattopardo. Sotto la guida di Andrea Pasqua e Caroline Fiot, senior brand manager e wine maker della casa fondata nel 1729.

Guest star? Tre pizza chef, fieri di tradurre in fragranza l’esotica eleganza del Rosé. Esprimendosi in due pizze (ciascuno), incarnazione di un “osare essere esotico” e di un “osare essere se stessi”. Senza dimenticare un pasticcere fuoriclasse.  

Voilà Renato Bosco: pizza-ricercatore, Ambasciatore del Gusto, Petra Selected Partner e patron della veronese famiglia Saporè. Un maestro della lievitazione, che per l’occasione prepara un'Aria di Pane capolavoro di equilibrio tra un impasto di farina Petra, mare, leggerezza ed esotica brezza.

Sì, perché l’ostrica viene avvolta in una panure ottenuta dalla mozzarella di pane (l’impasto oriental addicted di Renato), mentre il riso basmati cotto nell’acqua di cocco duetta con ananas e germogli di pisello. Un pizza crossover di culture diverse.

Sempre di Bosco la coraggiosa PizzaCrunch dall’impasto con Petrae cacao amaro, con petto d’anatra, gocce di frutti rossi, paprika e patate viola. Audace? Certo: “Perché i gusti sono volutamente esagerati per me che amo la semplicità e la tradizione, preferendo sempre la Margherita su tutte”, spiega Renato.

Anima luxury ed exotic pure per la pizza griffata dal giovanissimo Ciro Oliva (classe 1992), oggi al timone della pizzeria di famiglia: Concettina ai Tre Santi, a Napoli, nel rione Sanità. “Ho 1.200 pizze sospese”, dice orgoglioso Ciro. Riferendosi alle pizze già pagate da qualcuno… per qualcun altro. Che, altrimenti, non se le potrebbe permettere.

La sua visione esotica della pizza? Eccola: astice, latte di bufala, bietola red chard, pomodorini datterini, songino, spinacino novello, avocado, olio e sale. Una pizza-frisella, in cui è palese “l’alternarsi di materie prime tradizionali e legate al mondo vegetariano, che sto da qualche tempo sperimentando, con i sapori del mare”, commenta Oliva.  

Ciro che comunica il suo spirito audace in una pizza assolutamente verace quale O’rrau: passato di pomodoro San Marzano, ricotta di fuscella di bufala, pepe, parmigiano reggiano di 48 mesi, basilico e ragù. Messo a punto come “nonna lo preparava per farcire i cannelloni”, svela il vivace pizzaiolo. Con carne di manzo e di maiale: gamboncello, tracchi (spuntature), cotenna, polpetta e sugna. E così sia.

Terzo pizza chef: Simone Lombardi. Classe 1981, cresciuto alla corte di Simone Padoan, laureato all’Università della Pizza di Molino Quaglia e maturato al fianco di Enzo Coccia. Poi? Una parentesi ad Alba - da Dulcis Vitis - e via per Mexico City. Alla riscoperta delle sue origini messicane.

Infine, l’esperienza al Dry di Milano. E ora? Un nuovo “ricominciamo” alla volta della ricerca e della sperimentazione. Mentre le sue radici centroamericane vengono a galla in una pizza-taco new generation. Complici morbida ventricina abruzzese, ananas al forno, fiordilatte, cipollotto, coriandolo e scorza d’arancia. Messico e nuvole. Anzi, Messico e sole.  

Simone che esprime il suo lato più temerario con una pizza alla barba dei frati, crema di acciughe del Cantabrico, fiordilatte e pepe di Sarawak, anche qui su base di Petra. Lievemente tannica. Come il Ruinart Rosé.

E per dessert? RRosé Oser by Gianluca Fusto. Un celeberrimo interprete della pasticceria contemporanea, che rende onore allo Champagne dalla double erre con un dolce inchino all’esotismo: ganache montata alle fave di tonka, mousse di boccioli di rosa del Medio Oriente, gelée di lamponi e litchi e goccia di Ruinart Rosé. Una delizia golosa e voluttuosa. Inebriante ritratto della rosata cuvée.

Cristina Viggè
fonte: 
www.fuorimagazine.it/blog/shooting/?permalink=la-vie-en-ros%C3%A9-della-pizza-gourmet








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