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La colomba di Olivieri 1882, così buona e s'acquista con un click


S'avvicina la Pasqua, è tempo di addentare profumate, squisite colombe, il dolce per eccellenza di questo periodo...
 

Nel 2019 la “Miglior Colomba Artigianale d’Italia” per il Gambero Rosso è stata quella di Olivieri 1882 ad Arzignano (Vicenza), grande pasticceria di famiglia in questo periodo - per i noti, tristi motivi - molto attiva anche online, grazie all’attivissimo e-shop. Con un quid di bontà in più.

«Nelle ultime settimane abbiamo fatto visita a tutto il personale sanitario che opera senza sosta negli ospedali di Vicenza e Arzignano, per cercare di fare la nostra parte e dimostrargli che siamo con loro. Abbiamo iniziato con la colazione, portando i nostri croissant, ma volevamo fare di più. Per questo, per ogni colomba acquistata sul nostro e-commerce un euro sarà devoluto agli ospedali San Bortolo di Vicenza e Cazzavillan di Arzignano». Parola di Nicola Olivieri, patron e pasticcere di Olivieri 1882. Vi raccontiamo questa bella realtà, che sarà anche al prossimo congresso di Identità Golose a Milano

Il forno. Un richiamo per gli Olivieri. Sin dal 1882. Quando il trisavolo Luigi dà avvio alla sua attività. Per poi trasferire passione e conoscenza al figlio Romano, che a sua volta insegna a Bianco. Padre di Oliviero, portavoce del pan biscotto e nonno di Nicola, attuale ambasciatore di una dinamica storia di famiglia.

Nicola: casse 1986 e radici nella vicentina Arzignano.

«Sono nato vicino al laboratorio che avevamo allora, a trecento metri da dove siamo ora. E ho sempre respirato farina e aria di rinnovamento», racconta il lievitista. Sì, perché definirlo solo pasticcere sarebbe riduttivo. Visto che il suo è un mestiere trasversale. Visto che il suo è un mettere le mani in pasta a 360 gradi. Anche se in principio è il liceo scientifico a plasmarne mente e ragionamento.

«Poi mi sono iscritto a Economia, ho dato qualche esame, sono passato a Psicologia, ma ho capito subito che non era la mia strada. Così sono volato in Australia. Per imparare l’inglese. E a Melbourne è scattata l’attrazione fatale per la pasticceria. Finalmente sono uscito dal guscio», continua l’artigiano. Che è tornato ad Arzignano. Dove papà Oliviero conduceva il forno con la madre Miranda, consorte di Bianco, scomparso prematuramente.

«Nonna Miranda ci dà ancora una grossa mano qui. Insieme a mamma Patrizia e a Michela, mia moglie», prosegue Nicola. Rigoroso ed estroso. Concentrato sull’oggi, ma in costante slancio verso il domani. Propositivo e costruttivo. Al punto da aprire (qualche anno fa, con un paio di soci) una serie gelaterie biologiche. Avventura poi interrotta.

«Ma ho portato con me un ricco bagaglio di conoscenze. Il bello è che nella nostra famiglia ogni generazione ha aggiunto qualcosa di nuovo a quello che sapeva già», ammette lui. Fiero del suo forno contemporaneo. Che va sotto il brand di Olivieri 1882. Ospitato (dal 2015) in quella che prima era una fabbrica di pompe idrauliche. E che ora è una food hall dallo spirito postindustriale, nutrita dalla luce e dall’energia di ben 1.200 metri quadrati. Pronti a inanellare laboratorio, pasticceria, gelateria, caffetteria, panificio e area dedicata al pranzo e alla cena. In un open space in cui ciascuna area mantiene la propria identità.

«Lo slogan che ci siamo dati è in the name of flour», precisa Nicola, ripetendo un mantra che è pure leitmotiv della griffe.

Sì, nel nome della farina. Il vero filo conduttore di un forno di millennial concezione. Un forno dove nascono pani e pagnotte, croissant e torte moderne (come la Rocher, suadente gioco di mousse, nocciole e cioccolato Bahibé di Varlhona), monoporzioni e mignon. Ma pure pasta fatta in casa, per il lunch; e pizza, per il dinner.

Certo, bigoli, tagliatelle, maccheroni e ravioli, messi a punto con la GranPasta di Petra; e pizza al piatto, servita a spicchi e realizzata con Petra 1 e la “tuttograno” Petra 9. «La nostra pizza è concepita in un panificio. Quindi ne sente le influenze», precisa il giovane Olivieri. Che va orgoglioso del suo pluripremiato panettone. Al cioccolato e classico: con arance candite homemade, uvetta australiana 5 corone, burro belga da centrifuga, miele d’acacia, zucchero di canna grezzo e vaniglia bourbon di Tahiti.

«Invece la nostra colomba è agrumata, perché tritiamo finemente le arance candite e le mescoliamo nell’impasto, che risulta profumatissimo», spiega Nicola. Il cui grande amore è il pandoro. «Noi siamo originari di Roncà, in provincia di Verona. E la nostra mission è anche quella di riportare in auge un prodotto purtroppo dimenticato», continua il lievitista. Accendendo i riflettori su un dolce iconico e vaporoso, figlio del lievito madre vivo e di tre giorni di lavorazione.

Segni particolari? «Una piacevole nota di vaniglia e una nuance più esotica e aromatica di fava tonka. E poi utilizziamo una pasta di limone, che va ad arricchire l’impasto, contrastando la grassezza del burro».

Insomma, un marchio di successo. Che annovera clienti in tutto il mondo. Sia privati sia gastronomie, enoteche ed empori di lusso. Conquistando non solo l’Italia, ma pure Francia, Svezia, Svizzera, Regno Unito, Stati Uniti e Australia.


Cristina Viggè
fonte: https://www.identitagolose.it/sito/it/97/25808/dolcezze/la-colomba-di-olivieri-1882-cos-buona-e-s-acquista-con-un-click.html

Leggi il testo integrale nel link FONTE (qui sopra)

 

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